Da sinistra a destra, i consiglieri Ferrero, Sicari e Lavolta

Ma non sarà Lavolta buona

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 02/04/2021


Enzo Lavolta ha tratto il dado: nell’agone elettorale del centrosinistra sarà lui a rappresentare le istanze di avvicinamento ai pentastellati serpeggianti tra i democratici. Il motivo intonato dal consigliere nelle ultime ore ha ridato fiato a certi vecchi tromboni dello scacchiere politico sabaudo, e a loro parrà pure una marcia nuziale, ma a noialtri suona come un De profundis.

Quello di Lavolta non è che il tentativo di replicare a Torino quanto visto e fatto negli ultimi tempi a Roma, dicono i sostenitori dell’operazione. Quello di Lavolta si qualifica come un maldestro tentativo di accreditarsi presso i vertici romani del PD – benché il consigliere di Ostuni si ostini a invocare le primarie –, diciamo noi, in vista di consultazioni di partito che potrebbero come non potrebbero svolgersi. Quanto al sapersi giocare le carte Lavolta non ha sbagliato, calando l’unica mano con cui può sperare di imporsi nella corsa a Sindaco. È il vecchio guaio della politica torinese: che di tattici abbonda, ma che di strateghi non ne ha alcuno.

La campagna elettorale, pur con le elezioni rinviate, è già nel vivo. E possiamo con inflessibile sicurezza anticipare i leitmotiv che la caratterizzeranno da qui a qualche settimana, forse mese. Il M5S, ormai perso l’elettorato moderato, per accontentare la propria base peronista accentuerà la polemica con i democratici torinesi. Il PD locale, per placare le ansie del suo elettorato moderato – non più ricattabile con lo spauracchio del “sorpasso” da parte della destra – rifuggirà da ogni ipotesi di coalizione con gli amministratori uscenti.

Se un PD deciso a voler governare senza i Ferrero e i Giovara esiste ancora, batta un colpo, in ben altre arene rispetto a quella social. Se si limita a quest’ultima, sarà lecito supporre che si tratti di un’altra sceneggiata tra due forze che, litigando a parole, nei fatti lavorano per rendere inevitabile agli occhi dei torinesi una proposta unitaria per la tornata autunnale.

Noi, prima di prendere posizione – ma, ne sia certo il lettore, la prenderemo –, attendiamo di vedere quali mosse compiranno le parti in causa. A iniziare dai partiti centristi, per il momento sordi alle sirene dell’alleanza giallorossa in salsa sabauda, un cui eventuale giostrare in ordine sparso ne annullerebbe qualsiasi peso politico.

Per ora, a tutti rivolgiamo l’invito alla diffidenza. D’altronde, il gioco politico democratico rende obbligatorio il clima di sospetto e sfiducia da parte dell’elettore. Ai democratici, invece, rivolgiamo una promessa: svegliandoci l’indomani delle prossime elezioni, è nostro ferreo proposito poterci guardare allo specchio senza dover chinare la testa per la vergogna. E come potremmo non chinarla, se mai accordassimo la nostra fiducia a un aggregato politico da laboratorio che annoveri il M5S, dopo aver passato gli ultimi anni sulle barricate e per il Regio, e per la Cavallerizza, e per questo e per quello?

Non venga imposto, a noi elettori moderati che mai vorremmo trovarci nell’abbraccio degli estremisti dell’una o dell’altra parte, un voto a naso turato più di quanto già non faremo. Perché in tal caso, preferiremmo firmare una immediata condanna a morte votando per la destra, piuttosto che per un’agonia lunga altri cinque anni. Si dia ascolto a Lavolta, e non sarà la volta buona. Per noi e per loro.