Scrivi Amore, leggi ignoranza

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 01/04/2021


Il gioco è fatto. Appendino, il senatore Airola e la consigliere Monica Amore si sono prodigati in una lettera di scuse nei confronti della Comunità ebraica torinese dopo la polemica scatenata dal post antisemita della stessa Amore. Non resta che complimentarsi con i registi dell’operazione, capaci di far ritirare la querela per diffamazione aggravata da odio razziale sporta proprio dalla Comunità ebraica locale.

Non abbiamo problemi a scriverlo: è una scelta che rispettiamo, ma che da buoni fautori dell’elitismo culturale in politica, in alcun modo possiamo condividere. Perché l’ignoranza dei membri delle istituzioni ha un prezzo, e va saputo far scrupolosamente pagare. Certo, a definire la caratura morale, intellettuale e istituzionale dell’attivista pentastellata non è un procedimento legale sfumato. A rendere chiaro di che pasta sia fatta, Amore ha saputo pensarci benissimo da sola.

Mai distintasi in cinque anni per particolari iniziative in Sala Rossa, rimasta fuori dalle cronache se non per essere “la consigliera con la terza media” – fortuna nostra che tanti con la terza media hanno contribuito e contribuiscono in positivo all’evoluzione del corpo sociale piuttosto che alla sua involuzione –, Amore è il paradigma lampante dell’elogio dell’ignoranza tessuto negli ultimi anni, che ha portato molti (anzi, troppi) a concedere pari dignità all’opinione di premi Nobel e fenomeni del web. Propagandando la legittimazione di tutte le opinioni in nome di una libertà di pensiero ormai sterilizzata ed esemplificativa del paradosso popperiano.

La consigliere ha più volte ribadito che la pubblicazione della vignetta sia stato frutto di un errore. No: la pubblicazione della vignetta è la naturale conseguenza della scarsa alfabetizzazione che attanaglia il Paese (secondo uno studio condotto da Info Data, l’Italia è il quarto Stato al Mondo per incidenza dei cosiddetti analfabeti funzionali, con un quota pari al 28% della popolazione), che porta schiere di utenti social a condividere, postare, produrre quotidianamente materiale vignettistico di facile diffusione senza alcun previo consulto delle fonti d’informazione.

Analfabetismo – che tra le conseguenze immediate annovera il rinfocolato odio antisemita – di cui Amore è al tempo stesso forse vittima e certamente complice. Perché al netto dei pensieri delle anime belle, l’ignoranza sarà pure innocua fintanto che resta confinata tra le pareti di casa propria. Ma, nel momento in cui trova coscientemente sfogo istituzionale, assurge a capo d’accusa. L’ignoranza antisemita di Monica Amore non è un errore: è un crimine compiuto nella piena consapevolezza di chi l’ha perpetrato.

Velleitario attendersi le dimissioni della consigliere: dignità istituzionale, capacità di ammettere i propri errori (facendo un passo indietro: il ben recitato copione delle scuse senza alcuna conseguenza all’atto pratico fa abboccare soltanto i tifosi di partito) e ignoranza raramente vanno a braccetto. E, quando accade, vale la regola dell’orologio rotto, che due volte al giorno segna per necessità l’ora esatta. Non è questo il caso: i rintocchi delle lancette li abbiamo sentiti, e hanno suonato come campane a morto per l’integrità delle istituzioni torinesi.