William Graziosi

Inchiesta Regio, verso il processo Graziosi, Guenno e altri tre indagati

di VINCENZO LO IACONO
pubblicato il 01/04/2021


Contestati i reati di concussione, tentata concussione, traffico di influenze illecite, turbativa d’asta e violazione del divieto di subappalto. E Appendino, che tre anni fa impose Graziosi, si costituisce parte offesa.

Sul primo atto dell’inchiesta che coinvolge la vecchia gestione del Teatro Regio è calato il sipario. Il procuratore aggiunto Enrica Gabetta e la sostituta Elisa Buffa hanno infatti chiuso le indagini sull’ente lirico torinese. Si apre ora il secondo atto, quello della fase processuale, che vede rinviati a giudizio cinque indagati, tra i quali spicca William Graziosi, sovrintendente succeduto a Vergnano nella primavera 2018 e sfiduciato appena un anno dopo.

L’altro nome di peso tra gli indagati è quello di Alessandro Ariosi, manager di celebrità del mondo lirico-sinfonico come il tenore Placido Domingo e il direttore d’orchestra Daniel Oren, nonché titolare dell’omonima agenzia elvetica che avrebbe visto crescere il proprio fatturato in seguito alla scritturazione dei suoi artisti da parte del Teatro Regio, in cambio di percentuali sugli incassi per Graziosi. Un nome, quello di Ariosi, che sarebbe il bandolo della rete di corruzione che coinvolgerebbe anche altre note istituzioni lirico-sinfoniche italiane, la Scala e Arena di Verona in testa.

A completare il quartetto maschile Roberto Guenno, corista firmatario della mozione Giovara divenuto dirigente con l’arrivo di Graziosi, Andrea Paolo Maulini, responsabile di una società di marketing e titolare di una cattedra all’Università di Bologna.

La quota rosa degli indagati è invece rappresentata da Priscilla Alessandrini, chiamata al Regio da Graziosi senza previo alcun bando pubblico con un contratto d’appalto per servizi inerenti l’attività di marketing (in qualità, dunque, di consulente), con uno stipendio di 36.000 euro spalmato su quattro mesi e versato alla Lagru Play Srls, associazione culturale della quale Alessandrini è presidente e per la quale si occupa, come riportato sul sito web, di teatro, feste di compleanno e delle “molteplici forme di espressione che guizzano nell’aria”.

I reati contestati sono, a vario titolo, concussione, tentata concussione, traffico di influenze illecite, turbativa d’asta e violazione del divieto di subappalto. Nessuno degli indagati avrebbe chiesto di essere sentito dai magistrati titolari dell'inchiesta.

Parti offese nel processo sarebbero invece, oltre lo scenografo Ezio Frigerio e il regista Henning Brockhaus, la Fondazione Teatro Regio e la Città di Torino nella figura Chiara Appendino. Che la Città di Torino dall’esperienza Graziosi non ne abbia cavato vantaggio è fatto ormai noto.

Meno nota – ma la ricordiamo noi a chi lo avesse dimenticato – è la dichiarazione d’intenti che Appendino rivolgeva al consiglio comunale torinese nel maggio 2018, a nomina di Graziosi ormai imposta al CdI del teatro: “Mi assumo pienamente la responsabilità sul nome che ho scelto e per avere accelerato il processo”. Responsabilità che effettivamente ebbe, stando alle dichiarazioni di Giancarlo Del Monaco, primo gabbato dalla nomina di Graziosi.