Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto, Il Bucintoro al molo nel giorno dell’Ascensione, 1740 circa, olio su tela, 120,5 x 157 cm, Pinacoteca Agnelli, Torino

Alla Pinacoteca Agnelli per scoprire Canaletto, primo ''fotografo'' della storia

di SARA VALPERGA
pubblicato il 25/03/2021


Oggi la città di Venezia compie 1600 anni. Quella del 25 marzo è una data convenzionale: sulla nascita dell’antica capitale della Serenissima c’è un grosso punto interrogativo. La tradizione ha cristallizzato il 25 marzo 421 come giorno ufficiale della fondazione, affidandosi a quanto scritto nel Chronicon Altinate dell’XI secolo, una raccolta di documenti e leggende sull'emergere della città storica e sull'origine dei veneziani. Non si tratta di una cronaca e non ha un valore storiografico assoluto, ma è comunque la fonte sulla base della quale si è deciso di fissare convenzionalmente una data di riferimento.

Nei secoli, della ricca scuola coloristica veneta un pittore in particolare è stato capace di consegnare all’immaginario collettivo i fasti e lo spirito della Venezia tardomoderna: “ritrattista” della città lagunare nel suo ultimo secolo di indipendenza, Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto, fece di Venezia lo scenario di applicazione delle idee razionalistiche dell’illuminismo, insistendo sul valore matematico della prospettiva.

I suoi quadri, oltre a unire nella rappresentazione topografica architettura e natura, risultavano dall'attenta resa atmosferica, dalla scelta di precise condizioni di luce per ogni particolare momento della giornata e da un’indagine condotta con criteri di scientifica oggettività. Modus operandi che gli procurerà, nei secoli, incondizionati apprezzamenti e severe critiche miranti a rappresentarlo come null’altro che un pittore-fotografo, meccanico riproduttore della realtà circostante.

A Torino, presso la Pinacoteca del Lingotto dedicata a Gianni e Marella Agnelli, sono conservati sei vedute del Canaletto, in un percorso che degli autori settecenteschi annovera anche l’Alabardiere in un paesaggio di Tiepolo e due vedute di Dresda dipinte dal Bellotto. Tra queste, spicca Il Bucintoro al molo nel giorno dell’Ascensione, un olio su tela di 120,5 x 157 cm databile al 1740 circa,

Protagonista del quadro è una festa veneziana, una cerimonia che ricorda una vittoria antica, proprio il giorno dell’Ascensione. È lo Sposalizio del Mare, cerimonia ripetuta nei secoli per commemorare la vittoria ottenuta intorno al 1000 dai veneziani sui pirati che infestavano l’Adriatico, raccontata da Canaletto con un suggestivo impianto narrativo che combina i colori sfavillanti della laguna con un efficace taglio prospettico.

Una festa che l’autore ha rappresentato in numerose varianti, affidando il fascino della città lagunare alla bellezza orientaleggiante dei palazzi, alla cristallina limpidezza della luce, ma anche alle celebrazioni solenni, ai ricevimenti sontuosi.

Canaletto raffigura il momento in cui il Bucintoro, la grande galea a remi decorata da una tenda di seta rossa e da bassorilievi dorati, rientra nel bacino di San Marco. Il ritmo lento della nave sembra scandito dalla fuga degli archi che si intrecciano sulla facciata di marmo bianco e rosa di Palazzo Ducale, sulla quale “la vibrazione della luce scende come un pulviscolo luminescente”, secondo la descrizione data da Filippo Pedrocco, mentre la ricca decorazione dell’edificio rivaleggia con gli ori della barca.

In primo piano le limpide acque del mare, solcate da un vivace gruppo di gondole, gondolieri e aristocratici i cui abiti sono riprodotti con ricchezza di particolari. Figure definite con tocchi rapidi di colore che si moltiplicano sulla tela, lasciando immaginare il brusio allegro della folla. Ogni imbarcazione traccia sull’acqua la propria ombra: una felice intuizione che avrà seguito nella pittura di luce e colore del secolo successivo. L’attenzione di chi guarda, però, oltrepassa le gondole, attratta dalla rossa galea e dalle sue sfarzose decorazioni, anche se questa non è posta in corrispondenza del punto di fuga.

La prospettiva del quadro è particolarmente complessa: i vari edifici non giacciono sulla stessa linea e, tanto meno, su linee parallele. Questo effetto non può essere stato realizzato da Canaletto con una semplice proiezione prospettica a causa dei vari punti di fuga, uno per ogni edificio. L'effetto che ottiene è quello di una veduta dinamica molto realistica, che coglie la vivace atmosfera e il carattere dell'evento, di cui il pittore vuole rendere partecipe lo spettatore.

Nel quadro esaminato, la molteplicità prospettica suggerisce che Canaletto abbia fatto uso di una camera ottica, e restituendo fedelmente ciò che la camera ottica proiettava sulla carta oleata, Canaletto diventa il primo ad usare in modo espressivo uno specifico della fotografia, in questo caso legato al tipo di prospettiva.

I cromatismi poi invece sono qualcosa di personalissimo del Canaletto, e ribadiscono il suo essere vero pittore, e non semplice vedutista; uso generoso del colore, in cui le ombre sono eseguite con variazioni del tono che fa certamente riferimento alla tradizione, alla pittura tonale iniziata dal Giorgione, all’uso gestuale apparentemente impreciso delle pennellate, ma perfette nell’insieme, dell’ultimo Tiziano.