Il Comune di nuovo all'attacco del Club di Scherma. Ma non ha nessun progetto di riqualificazione

di FRANCESCO BIASI
pubblicato il 04/03/2021


Nonostante l’esito del Consiglio di Stato, che ha decretato unicamente scaduta la concessione di Villa Glicini, il Comune sferra l’ennesimo attacco al Club di Scherma Torino.

In un comunicato stampa, il presidente Mario Vecchione dichiara infatti che «Appare oltremodo discutibile che le dirigenti Agata Grasso e Maria Dolores Spessa, a nome della Città, abbiano richiesto al Club Scherma, in palese violazione del contenuto della delibera della Giunta Comunale del 5/03/2019 n. 614/010, il pagamento di oltre 77.000,00 Euro, a titolo di indennità di occupazione e utenze, in alcun caso dovuti, intimando, altresì, il rilascio della struttura entro 30 giorni da quando, bontà loro, decideranno di comunicare tale provvedimento, brandendo il vessillo della discrezionalità più assoluta in un ambito che meriterebbe, invece, cautela e collaborazione, anche in ragione degli interessi – e non del Club Scherma – in gioco».

All’offensive delle due dirigenti comunali, il Club di Scherma ha risposto con una denuncia per abuso d’ufficio in quanto «Doveroso rappresentare alla cittadinanza ed ai lettori che il Club Scherma nulla deve, – spiega il Presidente CSTO – avendo adempiuto agli impegni economici così come quantificati nella delibera comunale del 5/03/2019 n. 614/010 che, peraltro, risulta chiarissima anche in punto “rilascio della struttura”, laddove prevede, nella relazione al deliberato, come il rilascio debba “salvaguardare l’impianto da eventuale atti vandalici, dal degrado e al fine di evitare, per quanto possibile, soluzioni di continuità nelle attività e nei servizi sportivi rivolti alla collettività come accennato”».

Ma a lasciare interdetti non è tanto l’attacco del Comune, quanto le sue logiche retrospettive. La scelta dell’amministrazione comunale di richiedere “canoni di mercato” alla ricerca di un qualche ritorno economico derivante dalla concessione degli impianti sportivi, oltre a non considerare la valenza sociale ed aggregante dello sport, rappresenta l’ennesima conferma del pensiero di quanti lamentano, nell’ultimo lustro, un'amministrazione della Città miope. Lo sport torinese merita un trattamento di riguardo che necessariamente deve andare oltre le bandiere di parte. La Città di Torino necessita di un progetto politico che riconosca tra le priorità anche il fare sport, considerandolo un investimento sul futuro della intera collettività. Non c’è quindi da stupirsi che l’assessore dello Sport Finardi abbia miseramente perso la corsa per la presidenza regionale del CONI – quale federazione sportiva darebbe il suo appoggio a chi si prende meriti e glorie dallo sfratto di una delle più antiche società sportive torinesi?

Ma quel che forse fa ancora maggior riflettere sono i motivi di questi efferati attacchi alla scherma torinese: perché cercare di rendere il Club di Scherma a tutti i costi una società morosa ed inadempiente, proprio mentre il Comune sta allestendo il bando di gara per l’appalto della Villa e i Torinesi si preparano a recarsi alle urne?

Non è davvero al momento spiegabile quale siano i motivi di questa frettolosa pertinacia nel liberare Villa Glicini dal Club di Scherma. Il miope attacco del Comune non corrisponde infatti ad una dichiarata e chiara volontà di ridisegnamento degli spazi, che nel concreto non è mai stata mostrata.

Il Club di Scherma Torino nato nel 1879 dalla Reale Società Ginnastica di Torino, fondatrice e creatrice proprio di Villa Glicini, sarà quindi costretto ad abbandonare i propri locali che frequentava dal 1848. Un’Amministrazione comunale, che probabilmente non verrà rieletta per il prossimo mandato, in soli quattro anni si prenderà anche il merito di aver cancellato dalla nostra storia ben due secoli di sport.

Presso il Club di Scherma Torino infatti si allenarono le migliori menti torinesi che hanno lustrato la città in Italia e nel mondo. Saranno sicuramente famigliari ai lettori i nomi di Achille Mario Dogliotti, presidente onorario CSTO e grandissimo chirurgo di fama internazionale, e di Norberto Bobbio, filosofo alla base di tutta la coscienza civile e repubblicana novecentesca. Andando ancora più indietro negli anni, troviamo anche l’intero gruppo fondativo della FIAT, tra i quali spicca naturalmente Giovanni Agnelli, del Martini, la famiglia dei conti Rossi di Montelera, e del Torino F.C., con esponenti come il marchese Alfonso Ferrero di Ventimiglia. Ma questi sono solamente i più famosi alla nostra comunità cittadina ed italiana, ai quali vanno ad aggiungersi i più prestigiosi nomi dell’aristocrazia piemontese e della famiglia Reale (i principi di Casa Savoia ne furono presidenti onorari fino ad Umberto II).

Negli anni, il Club di Scherma, oltre all’organizzazione di prestigiose gare, dal tardo Ottocento fino al notissimo “Trofeo Martini”, diventato nei decenni l’attuale “Inalpi”, fu decorato di numerosissimi titoli sportivi dal CONI, tra i quali, i più importanti furono: la Stella d’Oro al Merito Sportivo del Coni, consegnata il 22 giugno 1967; il Collare d’Oro al Merito Sportivo, del 17 dicembre 2008 – massima onorificenza sportiva in Italia; l’elevazione della sala d’armi a Centro Federale di Fioretto per il Nord Italia, dicembre 2006; lo «Scudo d’Onore» da parte della Federazione Italiana di Scherma, il 2 dicembre 2012.

Prima di sfrattare un sodalizio sportivo così tanto rappresentativo della società torinese, i dirigenti comunali dovrebbero almeno chiarire quali siano le intenzioni e disegni sulla riqualificazione del Valentino – anche se non è detto siano loro a condurla – e perché cercare a tutti i costi di rendere il Club di Scherma inadempiente, estromettendolo dalla gara sulla futura concessione di Villa Glicini.