Voce critica nella Torino che cambia

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 18/02/2021


Il Caffè Torinese compie oggi tre anni. Tre anni sono pochi ma, nonostante mala tempora currunt, vanno festeggiati. E benché non siano nemmeno una ricorrenza “tonda”, di quelle da celebrare in gran pompa, i motivi per riflettere sul nostro percorso non mancano.

Perché in pochi avrebbero scommesso, all’inizio, che un gruppo di giovani squattrinati avrebbero potuto dar progressivamente seguito al velleitario obiettivo dichiarato di diventare volto e voce della cultura torinese, innanzitutto.

Perché non è passata settimana in cui i detrattori non ci abbiano accusato da destra di essere di sinistra e viceversa. Una medaglia al valore che riconosce e certifica uno dei fondamentali della nostra proposta: l’essere voce critica, certamente politica ma dalle correnti partitiche indipendente.

Perché in tre anni gli obiettivi sono rimasti gli stessi. E nel mondo digitalizzato, la cui sola costante è il cambiamento, che ai mezzi d’informazione impone la frenetica corsa allo scoop – primo ed endemico cancro dell’informazione, come ricordava Montanelli – è fatto non da poco. Alla quantità continuiamo a prediligere la qualità: lo annunciavamo nel nostro editoriale di lancio, lo ribadiamo oggi con accresciuta convinzione. Pagando dazio, certamente, ma consentendoci allo stesso tempo di guardarci allo specchio senza dover chinare la testa.

Perché in più di mille giorni di lavoro abbiamo fatto sapere ai nostri lettori che nel dibattito civico torinese, pur investendo le nostre forze in questo progetto senza trarne ancora uno stipendio in cambio, noi ci siamo, occupando spazi via via maggiori. Ai lettori abbiamo ampiamente dimostrato – almeno ad avviso dei più affezionati – di essere capaci di raccontare e di poter tranquillamente competere, per quanto giovani, con redazioni ben più strutturate.

Perché oggi più che ieri siamo fermamente critici verso i fautori l’informazione “senza filtro”. Sappiamo cosa in realtà invocano: la propaganda senza filtro, grancassa del ceto politico. Al falso mito di una rimpianta editoria meramente cronachistica noi non abbiamo mai creduto. Nel mondo della carta stampata che fu, scegliere in quale ordine disporre gli articoli, o con quali fotografie corredarli, già significava di per sé prendere posizione filtrando la narrazione. Valeva agli albori del giornalismo, vale oggi.

Perché crediamo di aver dimostrato che poter fare bloggerismo in maniera critica, analitica e propositiva, resistendo alle sirene della chiacchiera, è possibile. D’altronde i siti d’informazione non specializzata, che dedicano molto più tempo e risorse a diffondere informazioni dubbie e spesso false di quanti ne impieghino a verificare e smontare contenuti virali e voci diffuse sul web, anche a Torino non mancano. Non li citeremo: la pubblicità gratuita non è nelle nostre corde.

Alla luce dell'esperienza Covid, in una Torino spaesata alla ricerca di un'identità post-industriale così come nel resto d'Italia, il mondo dell'informazione è chiamato a una riflessione circa il proprio ruolo nella società globalizzata, forgiata dalle nuove tecnologie e dai nuovi mezzi di comunicazione. Ma i caposaldi dell’informazione restano i soliti: la libertà e la critica. In tre anni li abbiamo onorati, e a quelli continueremo a tener fede. Oltre che ai lettori, naturalmente, senza i quali non saremmo qui.