Un Memling per un Caravaggio. Ai Musei Reali arriva il San Giovanni Battista del Merisi

di REDAZIONE
pubblicato il 15/02/2021


Arriva ai Musei Reali il “San Giovanni Battista” di Caravaggio, che sarà esposto dal 25 febbraio al 30 maggio nelle sale dedicate ai pittori caravaggeschi della Galleria Sabauda. L’opera, realizzata tra il 1604 e il 1606, proviene dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma grazie a uno scambio promosso dalle direzioni dei due musei in occasione della mostra “L’ora dello spettatore. Come le immagini ci usano”, programmata a Palazzo Barberini dal 2 dicembre 2020 al 5 aprile 2021. Dai Musei Reali va invece a Roma la Passione di Cristo, conosciuta anche come Passione di Torino, del pittore tedesco di formazione fiamminga Hans Memling.

Una luce intensa scolpisce il torso nudo e statuario di un ragazzo in meditazione. Qualcosa cattura il suo sguardo, lo spinge a voltarsi. La sua postura, con la mano appoggiata al ginocchio, ricorda il Galata morente, replica in marmo di un bronzo greco attribuito a Epigono, ritrovata a Roma durante gli scavi archeologici di Villa Ludovisi, all’inizio del XVII secolo. Così, sospesa tra sacro e profano, si presenta questa versione del San Giovanni Battista, uno dei soggetti più amati dal Caravaggio, opera venata di autobiografismo ormai accettata come autografa e fino al 1808 assente dai cataloghi dell’artista lombardo.

Come il coevo San Giovanni eseguito per Ottavio Costa, la figura è stata spogliata dei consueti attributi che alluderebbero all'identità del santo, tra cui il “mantello con peli di cammello”, e vi è appena accennata la croce con bastoncini di canna.

Caravaggio non è stato il primo artista ad aver raffigurato il Battista come un nudo maschile criptico – come testimoniano esempi anteriori di Leonardo da Vinci, Raffaello, Andrea del Sarto e altri – ma vi ha introdotto una nuova nota di realismo e drammaticità. Il suo Battista ha le mani screpolate, rugose per la fatica e il suo torso pallido che contrasta con l'oscurità dello sfondo ricorda allo spettatore che è stato un vero ragazzo ad essersi spogliato per fare da modello al dipinto - al contrario del Battista di Raffaello, che è astratto e non individualizzato alla pari dei suoi cherubini.

L’evento espositivo è sostenuto dalla Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino e da Reale Mutua.