Le opere di Flashback 2020, episodio otto

di REDAZIONE
pubblicato il 25/01/2021


Nell’anno in cui l’edizione diffusa di Flashback rimpiazza il tradizionale appuntamento fieristico, l’organizzazione dell’evento ha scelto di implementare i contenuti digitali attraverso il lancio di una serie di “Episodi”, ognuno dei quali dedicato a un tema conduttore. A inaugurarli è una panoramica di cinque tra le più significative opere legate al paesaggio piemontese.

Da sempre Flashback, la più contemporanea tra le fiere d’arte antica e moderna, è una voce fuori dal coro e sempre in divenire. Quest’anno più che mai, il progetto ha dimostrato la propria capacità e volontà di adattamento alle necessità che la vita ci pone, trasformandosi in un’Edizione Diffusa: un itinerario sorprendente in cui ogni galleria di Flashback 2020 continua a mettere in campo nuove opere vincenti (ONLINE FAIRe un hub per rimanere informati sulle attività e sulle mostre in corso nelle loro sedi principali (VISIT). Nello scenario incerto che stiamo vivendo, Flashback rimane un punto fermo sempre ricco di sorprese e sempre all’insegna dell’arte "tutta contemporanea”.

 

L’ARTE È TUTTA CONTEMPORANEA EPISODIO #8
“La via della musica”
 

Un piccolo viaggio nel tempo musicale nelle opere di Flashback edizione Ludens, l’edizione dedicata alla capacità creativa quale strumento. Tante le opere lungo il percorso. Ciascuna a scandire il ritmo, ciascuna a battere il tempo. Da adagio, sostenuto, andante ad allegro, vivace e presto, in un incedere di passi cadenzati.

Cominciamo dalla Natura morta di strumenti musicali e libri con spartito, della seconda metà del XVII secolo di Bartolomeo Bettera, dove regnano immobili gli strumenti. Un’opera nella quale l’artista, attraverso la personale distribuzione dei pieni e dei vuoti nella costruzione dell'immagine, sospende il tempo cristallizzandolo nell’attimo immediatamente precedente o successivo alla musica.

Alla sospensione temporale si aggiunge l’elemento della caducità nella Vanitas, natura morta con specchio, teschio, libri, flauto dolce e violino, un olio su pannello di quercia di Jan Vermeulen, olandese classe 1638. Il memento mori, accompagnato dagli strumenti musicali, allude contemporaneamente a uno struggente requiem e all’immortalità dell’arte.

Presenza – assenza anche nell’olio su tela Still life del 1940 di Antonio Donghi, che, da principale esponente del Realismo magico arricchisce la rappresentazione con un’ammaliante sospensione narrativa esasperando la dimensione onirica e trascendente dell’opera.

Suona o canta L’Angelo (musicante?), scultura in legno di rovere policromato, con origine savoiarda appartenente all’età di mezzo (terzo quarto, XV secolo)?

Suonano il pianoforte le due interpreti dell’opera Due giovani donne al piano, del 1911 circa, opera di Giovanni Boldini, che grazie alla vivace maestria del gesto pittorico rende la melodia presente.

Una melodia che si sprigiona maestosa coinvolgendo Le menadi danzanti. L’opera del 1882 è del fiorentino Raffaello Sorbi. L’artista dedica molte delle sue opere al tema ludico, tratteggiandone con grande capacità la vena romantica e dionisiaca.

Infine danzatrice è anche La Bayadère, di Paul-Albert Besnard anch’essa intrisa di spirito romantico. La ballerina indiana, danzatrice del tempio, è storicamente la protagonista del balletto di Marius Petipa che racconta l’India salgariana, vista con gli occhi dei colonialisti romantici dell’Ottocento. 

 

Nell’immagine, in alto a sinistra: Jan Vermeulen, Vanitas, natura morta con specchio, teschio, libri, flauto dolce e violino, olio su pannello di quercia, cm 42,5 x 55,5, courtesy of Il Mercante delle Venezie (Venezia). Segue: Raffello Sorbi, Le menadi danzanti, 1882, olio su tela, cm 39 x 19,2, courtesy of 800/900 Art Studio (Livorno; Lucca). Segue: Giovanni Boldini, Due giovani donne al piano, 1911 ca., olio su tavola, 35 x 26.5, courtesy of Bottegantica (Milano). 
Al centro a sinistra: Antonio Donghi, Still life, 1940, olio su tela, cm 49,5 x 56, courtesy of 
ML Fine Art – Matteo Lampertico (Milano). 
In basso a sinistra: Bartolomeo Bettera, Natura morta di strumenti musicali e libri con spartito, seconda metà del XVII secolo, olio su tela, cm 93 x 121, courtesy of 
Arcuti Fine Art (Roma; Torino). Segue: Paul – Albert Besnard, Le Bayadère, olio su tavola, cm 49,7 x 61, courtesy of Paolo Antonacci (Roma). Segue: Angelo (Musicante?), Savoia, terzo quarto del XV secolo, legno di rovere policromato, cm 82 x 24 x 30, courtesy Longari Arte Milano (Milano).