Da sinistra in alto, in senso orario: Rocca la Meja, San Pietro in Vincoli, veduta della Val Maira, Chiesa di San Peyre

Viaggio in Valle Maira, tra cultura occitana e dolomiti piemontesi

di REDAZIONE
pubblicato il 24/01/2021


Aspra e maestosa, incontaminata e selvaggia. Panorami spettacolari si alternano e si fondono ad antiche borgate dimenticate e riscoperte: ogni luogo in Valle Maira mostra i segni di una storia antica, una storia scritta attraverso le lente trasformazioni della terra lungo le ere geologiche e dal dialogo costante e rispettoso tra uomo e natura.

Attraversare la Valle Maira significa fare un viaggio nel tempo lungo 300 milioni di anni. La storia di queste aree ha origine con l’emersione dalla profondità di un oceano preistorico, come testimoniano i numerosi resti fossili. L’antico oceano che divideva l'Africa e l'Europa si richiuse portando alla collisione i due continenti che causarono il sollevamento della catena montuosa delle Alpi. Numerose sono le tracce di quest’antica realtà geologica: le pareti verticali di Rocca la Meja o le rocce contorte e stratificate del gruppo Punta Eco-Rocca Brancia, del Cassorso e del Bodoira-Monte Giordano e l'Altopiano della Gardetta.

Le cime della valle nascondono ingenti quantità di roccia dolomia alternata a strati calcarici, un vero e proprio cocktail geologico distintivo delle Dolomiti trivenete patrimonio Unesco, ma anche lucane e piemontesi. L’affioramento in superficie di tracce di fossili marini conferma che questi luoghi erano bagnati da un mare tropicale, dotato di vere e proprie barriere coralline, attraverso le quali i fanghi carbonatici si depositavano sulla roccia, dando origine ad alcune delle più note e caratteristiche vette piemontesi.

Inoltre, proprio alla Gardetta sono state trovate le impronte, datate 245 milioni di anni fa, di un gruppo di rettili triassici. Si tratta di animali simili ai coccodrilli, lunghi circa 2 metri, muscolosi e dalla lunga coda che un tempo passeggiavano sulle tiepide sponde dell'oceano scomparso.

Di grande rilevanza geologica è la “Riserva naturale dei Ciciu del Villar”. In questa località si trovano appunto i cosiddetti “Ciciu ‘d pera” ovvero “bambole di pietra”, sculture morfologiche naturali dalla forma di funghi, il cui cappello è costituito da un masso erratico e il cui gambo è costituito da terra e pietrisco. Queste colonne che si ergono ai piedi del massiccio del monte San Bernardo sono il frutto di un particolare fenomeno di erosione, ma la tradizione popolare le vorrebbe invece soldati romani trasformati in pietra per evitare la cattura di San Costanzo.

Sempre di origine glaciale è il panorama di Acceglio, dove raggiungendo la Borgata Chiappera, si possono ammirare lo sperone di Rocca Provenzale e Torre Castello, nonché le meravigliose Cascate di Stroppia. E per rimanere in tema di acque non si può non ricordare il Sito di Interesse Comunitario Europeo in cui si trovano le Sorgenti del Maira, un luogo dove l’acqua scorga copiosa in una conca glaciale creando grotte di travertino, nascoste da un rigoglioso bosco di pino uncinato.

Durante l'avanzata dei ghiacci, il clima relativamente temperato della Valle, ha determinato anche una specifica evoluzione della flora e della fauna. Non è infatti raro in questa zona incontrare animali tipici delle steppe asiatiche come la pernice bianca, la lepre variabile, il fagiano di monte o l’ermellino. Le sue particolari origini geologiche, l’orientamento Est-Ovest delle montagne che la proteggono dai venti freddi del nord, hanno consentito che in questa valle si sviluppasse un microclima unico e favorevole allo sviluppo di numerosi specie animali e vegetali. Non è inusuale, camminando lungo i sentieri della Valle, incontrare lungo il cammino cervi o camosci, sentire fischiare le marmotte e vedere volare alta nel cielo una poiana.

Il paesaggio in Valle Maira non è mai scontato: si passa, in solo 45 km, da boschi lussureggianti di querce e castagni, a profondi canyon con pareti verticali in picchiata. Un autentico paradiso per tutti coloro che amano l'escursionismo, l’alpinismo e le attività outdoor. Si passa dalle 24 vette superiori ai 3.000 metri all’estesa rete di strade militari e forestali, ideali per percorsi in bici; dalle vie ferrate che attraggono alpinisti da ogni parte del mondo agli oltre 100 percorsi di sci alpinismo.

La storia più recente della valle non è meno interessante: visitarla significa attraversare 4.000 anni di storia, a tratti atipica ed estremamente peculiare, alla scoperta di un popolo che ha visto il passaggio di eserciti, scambi commerciali, ricchezze economiche, guerre e miserie estreme. Il rapporto con la vicina Francia è sempre stato fondamentale perché le Alpi per secoli non furono un confine fra popoli, bensì un luogo di transito per uomini, merci, lingue, idee e costumi, portando all'origine della cultura occitana. La Valle Maira si trova al centro delle Terre Occitane d'Italia, una porzione di territorio che comprende alcuni comuni delle province di Imperia, Cuneo e Torino. Fino al XV secolo queste zone furono strettamente connesse per ragioni politiche, commerciali e culturali alle terre provenzali in cui si parlava una lingua romanza, chiamata, occitano o lingua d'oc. Queste zone comprendevano gran parte del sud della Francia, la catalana Val d'Aran in Spagna e il principato di Monaco.

Il naturale isolamento della Valle Maira ha permesso il sopravvivere di questo ceppo linguistico nel dialetto, soprattutto nelle zone di alta montagna, dove la penetrazione del piemontese e dell'italiano è stata più lenta. L'occitano in queste zone non è tuttavia sopravvissuto solo come lingua dialettale ma ha dato i natali, nel comune di Elva, ad una vera e propria scuola poetica. Citata da Dante Alighieri nel 1303 nel suo De Vulgari Eloquentia, l'antica Langue d'oc dei Trobadors e delle liriche amorose sebbene parlata, oggi, da un numero di persone sempre più esiguo, sopravvive ancora nel dialetto, nelle canzoni e nelle poesie di queste terre.

Sebbene la valle Maira, nel suo complesso, non abbia mai conosciuto una sua unità e autonomia politica, grazie alla sua posizione geografica isolata, ma di confine, ha sviluppato a fianco della cultura autoctona occitana una sorta di sincretismo religioso che vede, se non equiparati, ma certo tollerati e diffusi, cattolicesimo, calvinismo e credenze popolari.

E proprio lo sviluppo e la tutela della caratteristica cultura occitana permette oggi alla valle di offrire ai viaggiatori numerosissime testimonianze artistiche. I pittori e gli scultori medievali erranti si sono spesso fermati in questo territorio per rendere omaggio alla natura ed esprimere il proprio senso del divino. Sono tante le cappelle, le chiese, i piloni e gli altari che testimoniano l'importanza dello stile romanico, uno stile vicino all'ambiente rurale che favoriva l'uso di tecniche e materiali facilmente reperibili e l'espressione dei semplici sentimenti di devozione di una società contadina. Pittura e scultura sono il tramite per l'espressione della cultura montanara in cui storie bibliche vanno a mescolarsi con le credenze popolari.

Gli itinerari culturali spaziano dal Santuario di San Costanzo al Monte, capolavoro architettonico romanico nascosto nei boschi, all’ex abbazia di San Pietro in Vincoli, costruzione benedettina decorata dai preziosi affreschi di Pietro da Saluzzo; dal Mulino della Riviera, antico mulino seicentesco ristrutturato, funzionante e visitabile, all’Associazione Espaci Occitan, museo e istituto di studi dedicati alla storia della lingua e della cultura occitana; dal sito archeologico del Roccerè, il più importante sito rupestre del Piemonte occidentale, risalente all’età del bronzo, con le oltre 35.000 coppelle e il calendario solare preistorico, al Castello Berardi, costruzione merlata risalente al XV secolo.

Senza dimenticare il Museo degli acciugai, dedicato al più celebre mestiere itinerante della valle, la Chiesa di Santa Maria Assunta, parrocchiale del XIV secolo affrescata dal pittore fiammingo Hans Clemer, la Chiesa di San Peyre, con il suo splendido campanile in gotico alpino che custodisce il celebre affresco della “Musica dipinta”, la Parrocchiale di San Massimo con i suoi affreschi trecenteschi, la Chiesa di San Pietro e il Museo dei capelli. E molto altro ancora.

Anch la cucina valligiana risente dello stretto rapporto con la natura e con la tradizione montanara. I sapori sono semplici, legati a quello che produce la terra, solo talvolta sono contaminati dai gusti provenzali riportati dalle donne che migravano stagionalmente per la raccolta delle olive o delle mimose oppure come balie nella vicina Francia. Il commercio delle acciughe ha alimentato la tradizione della Bagna Cauda, la tipica salsa piemontese fatta con l'aggiunta di aglio e talvolta latte o panna. Un sapore vigoroso che andava ad arricchire le semplici verdure di stagione, cotte o crude. Le acciughe e il pesce salato vengono ancora oggi festeggiati a Macra e Dronero nella festa di San Marcelin e la Fiera degli acciugai.

Chi la fa da padrona nel menu di montagna è la patata, che affiancava le castagne nell'alimentazione dei contadini. Molto pregiata è oggi la patata di Prazzo, più piccola ma più gustosa con cui si preparano le Raviolos della cucina occitana.  Una ricetta tipica della cucina occitana sono gli gnocchi al Castelmagno. Senza dimenticare le minestre, variegate e tutte estremamente saporite, benché piatto economico e semplice.

Anche se la montagna era avara di sapori dolci limitando la creatività a Binhos e Panet di mele, Subric, Pesche Ripiene e panna, è da ricordare la "Torta dei Tetti" e l'alta pasticceria di Dronero, cittadina borghese che ha dato i natali a Giolitti.

Natura incontaminata, arte, storia e cultura occitana: è questa la Valle Maira. Una terra che sa offrire ai viaggiatori non solo angoli suggestivi e panorami mozzafiato, che tra prati, boschi e vette abbondano, ma anche il fascino di un paesaggio antico, fatto di borgate, in cui l'accoglienza e il piacere dell'ospitalità hanno radici profonde. Caratteristiche tali da renderla una valle unica in Italia e in Europa, perfetta per intenditori e appassionati, esperti e principianti.