Le opere di Flashback 2020, episodio sette

di REDAZIONE
pubblicato il 18/01/2021


Nell’anno in cui l’edizione diffusa di Flashback rimpiazza il tradizionale appuntamento fieristico, l’organizzazione dell’evento ha scelto di implementare i contenuti digitali attraverso il lancio di una serie di “Episodi”, ognuno dei quali dedicato a un tema conduttore. A inaugurarli è una panoramica di cinque tra le più significative opere legate al paesaggio piemontese.

Da sempre Flashback, la più contemporanea tra le fiere d’arte antica e moderna, è una voce fuori dal coro e sempre in divenire. Quest’anno più che mai, il progetto ha dimostrato la propria capacità e volontà di adattamento alle necessità che la vita ci pone, trasformandosi in un’Edizione Diffusa: un itinerario sorprendente in cui ogni galleria di Flashback 2020 continua a mettere in campo nuove opere vincenti (ONLINE FAIRe un hub per rimanere informati sulle attività e sulle mostre in corso nelle loro sedi principali (VISIT). Nello scenario incerto che stiamo vivendo, Flashback rimane un punto fermo sempre ricco di sorprese e sempre all’insegna dell’arte "tutta contemporanea”.

 

L'ARTE È TUTTA CONTEMPORANEA EPISODIO #7
“De rerum natura”

L’interpretazione della natura è uno dei temi più importanti nella ricerca artistica di tutti i tempi. Tantissimi hanno messo al centro della propria indagine l’elemento naturale esplorando il complesso e contrastato rapporto tra uomo e ambiente. 
Mai nessuna opera è semplicemente riproduzione della realtà, ciascuna di esse costituisce un tassello di un’indagine sempre aperta.

Il primo artista, nella collezione di opere di Flashback, è Adriaen van Stalbemtpittore e incisore fiammingo noto per i suoi paesaggi con scene religiose, mitologiche e allegoriche. L’opera è una piccola incisione su rame del 1620 ca. dalla magica atmosfera intitolata Paesaggio boscoso con l’Andata in Emmaus.

Mitologia e allegoria ma orientale caratterizzano anche la Coppia di Paraventi a sei pannelli di origine giapponese riferibili al Periodo Edo e facenti parte della Scuola Kano. I paraventi, realizzati in carta e decorati con inchiostro e colori su foglia d’oro mostrano le differenze interpretative tra Oriente e Occidente.

L’interpretazione si tramuta in astrazione nell’opera dell’artista torinese Piero Ruggeri. L’opera Collina e lampi del 1978, si libera della figurazione permettendo alla natura di mostrarsi in tutta la sua componente irrazionale.

Di grande impatto sia formale che concettuale è l’opera Zucche di Piero Gilardi del 1966. L’artista con i Tappeti natura riproduce in modo estremamente realistico frammenti di ambiente naturale con lo scopo di denuncia verso uno stile di vita ritenuto sempre più artificiale. 

Infine l’opera di Veronica Montanino, che con l’installazione Correre in un mondo, trasforma i materiali più disparati in un processo di “ecologia dell'immagine”, che dà luogo a una nuova natura di sua personalissima invenzione.

 

Nell’immagine, in alto a sinistra: Piero Gilardi, Zucche, 1966, poliuretano espanso, cm 60 x 84, courtesy of Biasutti&Biasutti (Torino). Segue: Piero Ruggeri, Collina e lampi, 1978, tecnica mista, cm 130 x 180, courtesy of Galleria d’Arte Roccatre (Torino). Al centro: Giappone periodo Edo, Coppia di paraventi a sei pannelli, XVIII sec. Scuola Kano, carta, inchiostro e colori su foglia d’oro, bordo in broccato di seta e cornice in legno, cm 270 x 136, courtesy of Schreiber Collezioni (Torino). 
In basso a sinistra: Veronica Montanino, Correre in un mondo, 2020, rami, tessuto, acrilico, tecnica mista, cm 500 x 150 ca., courtesy of 
Studio d’Arte Campaiola (Roma). Segue: Adriaen van Stalbemt, Paesaggio boscoso con l’Andata in Emmaus, 1620 ca., olio su rame, cm 13 x 18,5, courtesy of Galleria Luigi Caretto (Torino; Madrid).