Il castello del Drosso, l'edificio medievale in rovina che nessuno vuole comprare (e restaurare)

di REDAZIONE
pubblicato il 13/01/2021


Nel quartiere di Mirafiori Sud, alle porte di Torino – dal cui centro di sta appena nove chilometri – lungo la via Francigena, si trova il castello del Drosso: un eccezionale esempio di antica struttura insediativa di pianura, di complessa stratificazione, dotata anche di una cappella, di un parco e di un complesso rurale di indubbio valore storico-artistico. La posizione defilata, stretto tra impianti industriali e arterie di scorrimento veloce, seminascosto e raggiungibile solo attraverso una strada privata senza indicazioni, lo rendono poco conosciuto agli stessi torinesi.

Del complesso si ha notizia fin dal 1100. Antico insediamento rurale (grangia) cistercense sulle rive del torrente Sangone, feudo dell’Abbazia di Staffarda e poi dei vescovi di Torino, nel 1334 passò ai Gorzani e poi ai Vagnone, i quali lo fortificarono innalzandovi una residenza turrita, dando così origine al cosiddetto castello del Drosso.

A pianta quadrata, in mattoni a vista, con tre piani fuori terra, raccolto attorno ad una corte chiusa e completato dalle canoniche quattro torri angolari, l’apparenza attuale del complesso è l’esito di reiterate trasformazioni successive che tuttavia non hanno tolto al suo involucro esterno il carattere di fortificazione. In realtà, il palazzo presentava due sole torri verso nord, mentre quella all’angolo sud-est è il campanile della cappella che serviva la comunità rurale insediatasi ai margini del castello, forse retaggio della precedente condizione di grangia monastica.

Frazionato in quattro parti nel 1496 e condiviso fra più proprietari, fino al 1539 quando il conte Gugliemo Gromis di Trana riuscì ad acquisirne la maggior parte, il castello smise la sua funzione di fortezza per diventare una dimora gentilizia per il soggiorno delle famiglie nobili che frequentavano l’attigua reggia ducale di Mirafiori. Il loggiato costruito sulla fronte occidentale, all’ultimo piano, ne è probabilmente la traccia esteriore più evidente. L'assetto del parco risale alle sistemazioni ottocentesche, mentre la cappella, di gusto alfieriano, risale agli interventi settecenteschi. Passato interamente in mano ai Gromis nel 1860, fu oggetto di un comprensivo progetto di restauro di ispirazione romantica e medievalista, che ne alterò l’originaria estetica.

Oggi il castello, non aperto al pubblico, è in vendita tramite Sotheby’s: ideale come sede di una fondazione – si legge sul sito web della nota casa d’aste britannica – o come attività ricettiva ad uso turistico. Ai costi necessari all’acquisto, non rivelati, vanno tuttavia sommati quelli per i necessari lavori di recupero, limitando di fatto la platea di possibili acquirenti.