Le opere di Flashback 2020, episodio sei

di REDAZIONE
pubblicato il 12/01/2021


Nell’anno in cui l’edizione diffusa di Flashback rimpiazza il tradizionale appuntamento fieristico, l’organizzazione dell’evento ha scelto di implementare i contenuti digitali attraverso il lancio di una serie di “Episodi”, ognuno dei quali dedicato a un tema conduttore. A inaugurarli è una panoramica di cinque tra le più significative opere legate al paesaggio piemontese.

Da sempre Flashback, la più contemporanea tra le fiere d’arte antica e moderna, è una voce fuori dal coro e sempre in divenire. Quest’anno più che mai, il progetto ha dimostrato la propria capacità e volontà di adattamento alle necessità che la vita ci pone, trasformandosi in un’Edizione Diffusa: un itinerario sorprendente in cui ogni galleria di Flashback 2020 continua a mettere in campo nuove opere vincenti (ONLINE FAIRe un hub per rimanere informati sulle attività e sulle mostre in corso nelle loro sedi principali (VISIT). Nello scenario incerto che stiamo vivendo, Flashback rimane un punto fermo sempre ricco di sorprese e sempre all’insegna dell’arte "tutta contemporanea”.

 

TUTTE LE SFUMATURE DELL'ASTRAZIONE.

Dall’impressionismo all’espressionismo astratto, dall’astrattismo geometrico all’informale la ricerca astratta nasce dalla scelta degli artisti di negare la rappresentazione della realtà e di esaltare la propria ricerca attraverso forme, linee e colori.

Partiamo in bilico tra astratto e figurativo con la pittura di Nicolaj Diulgheroff che, con Aeropittura del 1930, lavora sull'intersecarsi di linee, piani e sfere e ci introduce all’astrazione dalle caratteristiche geometriche. L’artista di origine bulgara si laurea in architettura a Torino dove si inserisce nella corrente futurista cittadina.

Sulla scia tra astrazione e figurazione troviamo Mario Sironi che, alla potente energia costruttiva del periodo figurativo, sostituisce uno sfaldarsi delle forme e un allentarsi della sintassi compositiva. L’opera è Composizione del 1950 circa, un olio su cartone telato che trasforma le figure in apparenti bassorilievi incisi in una lastra di pietra. 

E’ di sette anni dopo, del 1957, l’opera di Giuseppe Capogrossi Superficie G 78. L’artista, con il graduale abbandono della figurazione approda a un rigoroso e personale astrattismo caratterizzato da un’unica forma-segno che, coniugandosi in infinite variazioni, arriva a costruire un insolito spazio della rappresentazione.

Si sottrae al figurativo, ma anche alle geometrie uno dei maggiori esponenti della pittura informale italiana: Emilio Vedova. L’artista con Senza titolo del 1961, preziosa opera su carta di cm 22,4 x 31,8, ci mostra la chiara forza del gesto pittorico che attraverso il dinamismo del segno e il tessuto cromatico contrastato, fa emergere prorompente la tensione vitale.

Infine Giorgio Griffa con l’opera Obliquo del 1973, che vicino alle correnti della Minimal Art e della "nuova astrazione” supera il residuo irrazionalismo dell'espressionismo astratto con le sue tele grezze, di grandi dimensioni, segnate e percorse da esili linee di colore. Poetico e rarefatto l’artista è capace di toccarci intimamente con il suo segno.

 

Nell’immagine, in alto a sinistra: Giuseppe Capogrossi, Superficie G 78, 1957, gouache su carta, cm 50 x 34, courtesy of ML Fine Art – Matteo Lampertico (Milano; Londra). Segue: Giorgio Griffa, Obliquo, 1973, acrilico su tela, cm 120 x 120, courtesy of Glenda Cinquegrana Art Consulting (Milano). Segue: Nicolaj Diulgheroff, Aeropittura, 1930, olio su tela, cm 100 x 80, courtesy of Galleria Umberto Benappi (Torino). 
In basso a sinistra: Mario Sironi, Composizione, 1950 ca, olio su cartone telato, cm 50 x 60, courtesy of 800/900 ArtStudio (Livorno; Lucca). Segue: Emilio Vedova, Senza titolo, 1961, tecnica mista su carta, cm 22,4 x 31,8, courtesy of Galleria dello Scudo (Verona).