Le opere di Flashback 2020, episodio quattro

di REDAZIONE
pubblicato il 26/12/2020


Nell’anno in cui l’edizione diffusa di Flashback rimpiazza il tradizionale appuntamento fieristico, l’organizzazione dell’evento ha scelto di implementare i contenuti digitali attraverso il lancio di una serie di “Episodi”, ognuno dei quali dedicato a un tema conduttore. A inaugurarli è una panoramica di cinque tra le più significative opere legate al paesaggio piemontese.

Da sempre Flashback, la più contemporanea tra le fiere d’arte antica e moderna, è una voce fuori dal coro e sempre in divenire. Quest’anno più che mai, il progetto ha dimostrato la propria capacità e volontà di adattamento alle necessità che la vita ci pone, trasformandosi in un’Edizione Diffusa: un itinerario sorprendente in cui ogni galleria di Flashback 2020 continua a mettere in campo nuove opere vincenti (ONLINE FAIRe un hub per rimanere informati sulle attività e sulle mostre in corso nelle loro sedi principali (VISIT). Nello scenario incerto che stiamo vivendo, Flashback rimane un punto fermo sempre ricco di sorprese e sempre all’insegna dell’arte "tutta contemporanea”.


È POSSIBILE CREARE UNA SCULTURA PER ADDIZIONE O PER SOTTRAZIONE?

Scolpire lavora per sottrazione, è così che sottraendo dal marmo viene realizzata la Testa femminile di ninfa datata tra il I e il II secolo DC che colpisce per la sua bellezza ideale, composta ed equilibrata.

Mentre dalla pietra calcarea, nel XII secolo, viene alla luce il Capitello bipartito a foglie d’acanto e racemi vegetali con loggetta che mostra come la funzione architettonica e la bellezza della forma coesistano.

Anche lo scolpire il legno di noce, nell’opera Cristo Giudice e angeli del giudizio finale del XIV secolo, lavora per sottrazione, ma aggiunge colore tramite il gesto pittorico. L’opera afferma con forza le caratteristiche taglienti della scultura nordica medievale.

L’arte fusoria, così definita nel primo secolo dopo Cristo da Plinio il Vecchio, è invece quella utilizzata da Medardo Rosso, che, con l’incredibile Ecce Puer del 1906 ca., mostra, attraverso la cera, tutto il fascino di un approccio non monumentale alla scultura. 

Lo stesso fascino che risiede nella sensualità del Torso romano in bronzo, materiale che, con la sua resistenza alla trazione, gli effetti riflettenti e la capacità di trattenere dettagli, è stato spesso impiegato per creare composizioni dinamiche.

Così come crea a partire dalla fusione e dalla saldatura, Franco Garelli, classe 1909; emblematica l’opera in bronzo L’ospite (S.P.1) del 1961 che mostra l’incedere della scultura italiana verso l’informale.

Infine la terracotta con l’opera di Ambrogio Casati Portatrice Somala del 1936 che descrive un rituale atemporale, dalle idroforeromane fino ad oggi, e che colpisce sia per il valore documentario che per quello artistico.

 

Nell’immagine, in alto a sinistra: Produzione romana imperiale, Testa femminile di ninfa, I - II sec D.C. marmo, altezza cm 26, courtesy of Flavio Gianassi – FG Fine Art (Londra). Segue: Ambrogio Casati, Portatrice somala, 1936, Terracotta, cm 165 x 50, courtesy of Galleria Arte Cesaro (Padova). Segue: Medardo Rosso, Ecce Puer, 1906 circa, cera, cm 47 x 34 x 20, courtesy of Galleria Russo (Roma). Segue: Scultore provenzale, Capitello bipartito a foglie d'acanto e racemi vegetali con loggetta, XII secolo ultimo quarto, pietra calcarea, cm 25 x 24 x 24, courtesy of Longari Arte Milano (Milano). 
In basso a sinistra: Scultore della Germania Meridionale, Cristo Giudice e angeli del giudizio finale, fine XIV secolo, altorilievo in legno di noce, scolpito e dipinto, cm 44 x 53,5 x 12, courtesy of Flavio Pozzallo (Oulx). Segue: Torso Maschile romano, I – II sec. D.C., bronzo, altezza cm 37 larghezza cm 59, courtesy of Flavio Gianassi – FG Fine Art (Londra). Segue: Franco Garelli, L'ospite (S.P.1), 1961, bronzo, cm 84(h) x 95 x 37, courtesy of Galleria del Ponte (Torino).