Le opere di Flashback 2020, episodio tre

di REDAZIONE
pubblicato il 15/12/2020


Nell’anno in cui l’edizione diffusa di Flashback rimpiazza il tradizionale appuntamento fieristico, l’organizzazione dell’evento ha scelto di implementare i contenuti digitali attraverso il lancio di una serie di “Episodi”, ognuno dei quali dedicato a un tema conduttore. A inaugurarli è una panoramica di cinque tra le più significative opere legate al paesaggio piemontese.

Da sempre Flashback, la più contemporanea tra le fiere d’arte antica e moderna, è una voce fuori dal coro e sempre in divenire. Quest’anno più che mai, il progetto ha dimostrato la propria capacità e volontà di adattamento alle necessità che la vita ci pone, trasformandosi in un’Edizione Diffusa: un itinerario sorprendente in cui ogni galleria di Flashback 2020 continua a mettere in campo nuove opere vincenti (ONLINE FAIRe un hub per rimanere informati sulle attività e sulle mostre in corso nelle loro sedi principali (VISIT). Nello scenario incerto che stiamo vivendo, Flashback rimane un punto fermo sempre ricco di sorprese e sempre all’insegna dell’arte "tutta contemporanea”.


L'ARTE È TUTTA CONTEMPORANEA, EPISODIO #3
Autori toscani a Flashback 2020

Il primo, perché livornese, è Benvenuto Benvenuti, classe 1881, appartenente alla corrente del divisionismo. L’opera è La danza della Morte del 1913: la danza macabra è un tema iconografico tardomedievale che, anche se già noto nell’antichità, ritroviamo spesso lungo il corso dei secoli.

Il secondo, anch’egli livornese e anch’egli divisionista, è Plinio Nomellini, classe 1866, l’opera è Perduto nella meditazione, un pannello di ispirazione romantica realizzato per l’Esposizione Internazionale dell’Industria e del Lavoro di Torino del 1911.

Poi, Gino Severini, classe 1883, anch’egli divisionista, ma cortonese oltre che cubofuturista e classicista, che, con Natura morta con aragosta fonde l’insieme con il particolare creando una sintesi in bilico tra realismo e fantastico. 

Classe 1777 per il pratese Lorenzo Bartolini, scultore simbolo del Purismo italiano, che, disprezzando la pedanteria dell'antica statuaria e della canonistica estetica neoclassica, ricerca la bellezza nel reale. L’opera è Ritratto del principe Klemens Wenzel von Metternich.

Infine Cecco Di Pietro, pisano classe 1330, uno dei più importanti esponenti della scuola pisana della seconda metà del Trecento che, con la tempera su tavola San Ranieri da Pisa e Sant’Ambrogio (?), ci riporta nella chiesa di San Francesco a Pisa con le sue atmosfere proto-rinascimentali.

 

Nell’immagine, in alto a sinistra: Cecco Di Pietro, San Ranieri da Pisa e Sant’Ambrogio (?), tempera su tavola, cm 93.2 x 34 (ciascuno), courtesy of Flavio Gianassi – FG Fine Art (Londra). Segue: Gino Severini, Natura morta con aragosta, 1932 - 1933 circa, olio su tela, cm 61 x 50, courtesy of Galleria Russo (Roma). Segue: Lorenzo Bartolini, Ritratto del principe Klemens Wenzel von Metternich, marmo, altezza cm 53, courtesy of Maurizio Nobile (Bologna, Parigi).
In basso a sinistra: Plinio Nomellini, Perduto nella meditazione, olio e pastello su tela, cm 69.5 x 151.5, courtesy of 
Paolo Antonacci (Roma). Segue: Benvenuto Benvenuti, La danza della Morte, 1913, olio su cartone, cm 64.5 x 66, courtesy of 800 / 900 Artstudio (Livorno, Lucca).