Nicola Lagioia: ''La cultura aveva previsto tutto, occorreva ascoltarla di più''

di REDAZIONE
pubblicato il 12/05/2020


Può una crisi epocale trasformarsi in un’occasione di rinascita? Intervistato dal noto portale web Libreriamo in occasione dell’avvicinarsi dell’edizione straordinaria del Salone del Libro, in programma dal 14 al 17 maggio, il direttore della kermesse Nicola Lagioia ha parlato, oltre che dell’imminente edizione, anche dei ruoli della cultura e dell’editoria.

La mia impressione è che si tornerà alla normalità, ma sarà una normalità diversa. Sarà una normalità anfibia, ibrida. Basta pensare allo smartworking, che non credo scomparirà. Come non scomparirà il contatto fisico, di cui abbiamo bisogno più che mai. Anche per il mondo del libro, secondo me, può essere un’occasione di rinnovamento. Penso soltanto alle iniziative dei librai, come le consegne a domicilio. Nelle difficoltà ci si inventano soluzioni nuove non soltanto per stare in piedi, ma anche per muoversi in questo scenario nuovo che ci si spalanca. Come se fosse caduto un piccolo meteorite e ci trovassimo davanti a un paesaggio mutato. Noi siamo ancora qui e ci dobbiamo adattare. E – chissà – che non ci spuntino le branchie per andare sott’acqua e scoprire un mondo nuovo”.

E ancora, parlando del potenziale ruolo della cultura in questo periodo di crisi: “La cultura, come spesso le accade, ha fatto la parte della Cassandra. Tutto quello che è successo la cultura lo aveva previsto, lo aveva gridato. Prendiamo il libro più venduto in queste ultime settimane, “Spillover“, edito da Adelphi. L’ha scritto David Quammen, un divulgatore scientifico che 10 anni fa aveva tracciato perfettamente l’identikit del coronavirus, dialogando con i più grandi virologi sparsi in giro per il mondo. Penso anche ad “Anna” di Ammaniti o alla “Terra dei figli” di Gipi. Insomma, la cultura è stata profetica, forse doveva trovare il modo di farsi ascoltare di più. O forse c’è bisogno che le orecchie delle persone si mettano più in ascolto”.