Capitale Italiana della Cultura 2022, Verbania tra le finaliste. E scoppia la polemica con Sgarbi

di REDAZIONE
pubblicato il 18/11/2020


Ancona, Bari, Cerveteri (Roma), L'Aquila, Pieve di Soligo (Treviso), Procida (Napoli), Taranto, Trapani, Verbania e Volterra (Pisa): la giuria per la selezione della città Capitale italiana della cultura 2022, presieduta dal prof. Stefano Baia Curioni, ha selezionato i 10 progetti finalisti, così come previsto dal bando del Mibact.

Le dieci città finaliste dovranno presentare i propri dossier alla Giuria in un'audizione pubblica. Gli incontri si terranno, compatibilmente con le misure di contenimento adottate dal governo per la situazione epidemiologica in atto, al Collegio Romano, sede centrale del Mibact, il 14 e 15 gennaio 2021. Sarà poi compito della Giuria raccomandare al ministro Franceschini il progetto di candidatura più idoneo alla designazione della città Capitale italiana della cultura per l'anno 2022 entro il 18 gennaio 2021, al fine dell'attribuzione del titolo da parte del Consiglio dei ministri. L’assegnazione del titolo porta con sé uno stanziamento di un milione di euro e importanti opportunità di promozione territoriale, anche se nelle scorse settimane il sindaco di Cerveteri aveva proposto un accordo in base al quale i dieci finalisti, assieme al vincitore, si sarebbero promossi a vicenda.

In questi giorni difficili questo è un risultato che premia il lavoro dell'Amministrazione Comunale di Verbania e di tutte le Istituzioni del territorio che hanno appoggiato la candidatura, a partire dalla Regione Piemonte e dall'Assessore alla Cultura Vittoria Poggio. Ora chiediamo ancora la massima collaborazione del territorio, avendo bisogno del sostegno di tutti. Siamo l'unica città del nord ovest presente ma non sarà semplice vincere”, afferma il sindaco di Verbania Silvia Marchionini.

Si tratta del secondo step superato dalla città piemontese dopo la selezione naturale dovuta alla pandemia e alle conseguenti difficoltà logistiche che hanno portato alcune candidature ad abbandonare la corsa, che ha visto restringersi il novero di pretendenti da 44 a 28.

Nel mentre, tuttavia, monta la polemica di Vittorio Sgarbi, che in un tweet scrive: “Hanno lottizzato persino la selezione per la città Capitale Italiana della Cultura 2022: le finaliste, tranne L’Aquila, tutte a guida PD. Un Governo alla frutta. Senza vergogna”. Immediata la replica del Sindaco di Verbania Marchionini per mezzo di un comunicato stampa: “Rimango abbastanza stupita dalle parole pronunciate da Vittorio Sgarbi su Twitter e dell’attacco alle città selezionate per scegliere la Capitale Italiana della Cultura 2022. Ricordo che nelle sue visite recenti al nostro territorio si è detto colpito ed estasiato dalle meraviglie di Verbania (a partire da Villa San Remigio) e del suo valore culturale, parole che stridono con la sua dichiarazione di oggi. Tra l’altro il sostegno a Verbania è stato trasversale agli orientamenti politici ed è arrivato anche e soprattutto dalla Regione Piemonte che certo non è filo governativa. Bisognerebbe, credo, avere più rispetto per il lavoro delle città selezionate, che le hanno portate sin qui a contendersi questa importante opportunità”. Parole che hanno destato una seconda replica da parte del noto critico d’arte, che in un video (che trovate a questo link) ha spiegato le ragioni del suo attacco e ha aggiunto: “Farò una facile previsione: Verbania non sarà la Capitale Italiana della Cultura 2022. Ne sono assolutamente certo. E credo che una città […] con una storia che ha visto scultori, musicisti, e che quindi ha a che fare con la cultura, non debba umiliarsi a concorrere a gare in cui commissioni nominate da un ministro fanno la gaffe […] di mettere a gara Roma con Pieve di Soligo”.

Il riferimento è, naturalmente, allo squilibrio alla base della competizione, dove città di grandi dimensioni e capaci di una quantità e di una universalità di offerta culturale maggiore dei poli più piccoli della penisola. Squilibrio che non avevamo mancato di sottolineare quando, nella primavera dello scorso anno, il M5S torinese si era incaponito nel voler candidare il capoluogo piemontese al titolo di Capitale Italiana della Cultura al posto che concorrere al più ambito riconoscimento europeo (che sarà nuovamente assegnato a una città italiana nel 2033), tornando poi sui propri passi.