Boom di richieste per i poemetti sconci medievali: ''La voglia dei cazzi'' di Barbero va in ristampa

di VINCENZO LO IACONO
pubblicato il 17/11/2020


Dal successo, alla notorietà presso il grande pubblico, per arrivare ad altri successi. La fama che sta investendo in questi ultimi anni lo storico Alessandro Barbero, professore presso l’Università del Piemonte Orientale, travalica il web, dove è divenuto celebre con alcune lectio magistralis che l’hanno trasformato in un influencer (a sua insaputa, il professore non ha profili social), e lo riporta in libreria.

Dopo la recente pubblicazione di Dante, edito da Laterza, monografia dedicata al volto storico-politico del celebre poeta fiorentino, è il turno di un testo il cui titolo lascia poco spazio all’immaginazione. Si tratta de La voglia dei cazzi e altri fabliaux medievali, volume uscito nel 2009 e pubblicato in poche centinaia di copie che oggi, complici i social network dove proliferano pagine e gruppi dedicati al professore, ha ricevuto un vero e proprio boom di richieste. Al punto che, nel corso della recente intervista andata in onda sul nono canale, la giornalista Daria Bignardi lo ha inserito tra gli argomenti al centro del dibattito. La ristampa è affidata alla casa editrice vercellese Effedì Edizioni, con una veste grafica rinnovata curata dallo stesso Barbero.

La fortuna critica dei fabliaux è andata regolarmente crescendo nel corso degli ultimi decenni. Il Medioevo francese ci ha lasciato circa centocinquanta di questi poemetti in rima baciata, generalmente di ottonari, lunghi poche centinaia di versi, e di contenuto per lo più erotico, se non francamente osceno. E se la gran parte delle fonti medievali recano la firma degli esponenti delle élite culturali (tra le quali, a fianco di principi e vescovi, rientrano i monaci, capaci di leggere e scrivere e per questo depositari della cultura del tempo) e ai grandi uomini del tempo sono dedicate, la forza dirompente dei fabliaux sta nel raccontare il mondo, le ambizioni e le paure di vignai, giullari, prostitute, mercanti, vedove e preti.

Alessandro Barbero propone una traduzione di questi godibilissimi poemetti distaccandosi dal tradizionale approccio filologico: i fabliaux, infatti, sono tutti scritti in versi, in lingua d’oil, e come tali tradotti in francese moderno. L’operazione che si è voluta tentare è stata quella di riproporre la freschezza ed immediatezza dei poemetti francesi ad un pubblico più vasto, avvezzo alla lettura in prosa come è quello contemporaneo. Ne è risultata una traduzione più libera, ma assai più fruibile, che rivela storie piccanti, vivaci e sarcastiche, proprie di una mentalità medievale acuta e dissacratoria, ai più è del tutto sconosciuta e insospettata, lungi dall’arrugginita (e spesso falsa) concezione di medioevo come “secoli bui” depositata nell’immaginario collettivo contemporaneo.

D’altro canto, come Barbero stesso scrive nell’introduzione, alla base del lavoro c’è una scommessa: “quella di fingere che nell’epoca in cui viviamo le parole non facciano più paura, nemmeno nei titoli. Sarà davvero così?”.