Anno nuovo, storia vecchia: una Luce ciascuno e non scontentiamo nessuno

di ILARIA CERINO
pubblicato il 09/11/2020


Anno nuovo, storia vecchia. Da due anni a questa parte l’amministrazione comunale torinese è impegnata nella crociata per le riqualificazione delle periferie attraverso la dispersione delle Luci d’Artista. Argomento da noi già ampiamente trattato nel 2018, quando l’assessore alla cultura Leon decise, in tandem con la giunta, di privare Via Roma delle opere d’arte contemporanea per sostituirle con più ordinarie luminarie da centro commerciale, e l’anno successivo, quando in Via Roma fecero ritorno le luminarie “griffate” (anche a seguito delle precedenti polemiche) ma il patrimonio artistico fu comunque disperso per la città. Quest’anno, con l’adozione del modello di capillarizzazione intermedio già sperimentato nel 2019 (dodici per le vie del centro e undici negli altri quartieri), è impossibile non riproporre le stesse considerazioni.

Anzitutto, quella relativa al valore politico – quindi elettorale – di una tale scelta. Come già scritto lo scorso novembre, “le luci diffuse rispondono a una precisa volontà politica: vendere l’immagine di un’amministrazione che avvicina centro e periferia, che non trascura gli abitanti dei margini comunali, e impegnata nei progetti di riqualificazione urbana. È assolutamente vero: la riqualificazione delle periferie (non necessariamente “geografiche”) passa anche dall’arte e dalla cultura. Ma occorrono progetti mirati, come AURORArt. Non la benevola concessione di un paio di luminarie condite da qualche parola d’attenzione. Per rilanciare i quartieri in preda al degrado serve ben altro”.

Il valore turistico delle opere d’arte, in secondo luogo, specie alla luce del probabile scarsissimo flusso turistico che investirà Torino (come le altre città della penisola) nel periodo natalizio. E anche in merito a questo nodo non avevamo mancato di esprimerci: “Le luci d’artista, studiate tempo addietro per valorizzare lo splendore urbanistico barocco della città, non hanno senso d’esistere se non in centro. Che i pochi turisti che ormai scelgono di far tappa a Torino nel periodo natalizio impostino intenzionalmente il navigatore in direzione Falchera, o Vallette, o Barriera solo per godere di qualche installazione luminosa è impossibile. Che invece scelgano di dirigersi in Via Roma o nelle altre strade del centro per trovarle disadorne, è la futuribile realtà. Al danno d'immagine complessivo della città, non corrispondono effettivi benefici dei quartieri periferici”.

Va poi affrontato il nodo del valore artistico delle opere d’arte, pensate e per costituire un percorso unitario, una sorta di museo a cielo aperto per le vie della città. Disperderle non fa altro che violarne la dimensione artistica: chi sano di mente sognerebbe mai, ad esempio, di disperdere la collezione archeologica del Museo Egizio in nome della democratizzazione della cultura (che si persegue in ben altri modi, non certo con le luminarie) o del recupero delle periferie? E, beninteso, non si tratta di privilegiare la “Torino bene” del centro in luogo degli altri quartieri: le Luci d’Artista si sarebbero potute tranquillamente installare in altri quartieri, purché in blocco. Magari destinandole, di anno in anno, a differenti aree della città. Ma preservandone la dimensione unitaria.

Last but not the least, è stato nuovamente commesso un errore di fondo, come facevamo notare nell’editoriale di novembre 2018: “è stata fatta confusione tra il democratizzare la fruizione dell’arte e il democratizzare l’arte in quanto tale. Il rendere accessibile con il rendere partecipabile”.

 

Vanno tuttavia sottolineate, e con piacere, alcune novità dell’esposizione 2020: la nuova collocazione temporanea di Concerto di parole di Mario Molinari; Illuminated Benches di Jeppe Hein è resa permanente così come Il Regno dei fiori: nido cosmico di tutte le anime di Nicola De Maria il cui allestimento in questa edizione è arricchito; la restaurata opera Amare le differenze di Michelangelo Pistoletto, in tandem con una nuova illuminazione, valorizza il Monumento 1706 di Luigi Nervo.