Biblioteca dell'Accademia della Scienze

Le biblioteche torinesi, un viaggio attraverso secoli di storia europea

di MICHELE BARBERO
pubblicato il 17/10/2020


Le biblioteche, proprio nell’era di Google, assurgono a un ruolo ancora più importante. Scrigni di memoria collettiva, bastioni a difesa del patrimonio storico-culturale, conservano il lascito culturale delle epoche passate: ci ricordano da dove veniamo, dunque chi siamo e dove stiamo andando. Torino non fa eccezione.

I poli bibliotecari di rilievo esistono, e custodiscono al loro interno secoli di storia locale, nazionale ed europea. Se c’è, forse, un tratto distintivo che le accomuna, pur nelle loro enormi diversità, è proprio questo: la capacità di inquadrare il Piemonte come crocevia di civiltà e snodo di culture, vero e proprio centro nevralgico dell’Europa odierna. E la storia che raccontano non è soltanto quella dei secoli di dominio sabaudo. È la storia antica delle Alpi, dai romani viste come marginali e inospitali, luoghi di resistenza a difesa del territorio ma anche vettori di comunicazioni, di commerci e di idee. È la storia del movimento operaio nazionale e della grande industria automobilistica. È la storia della resistenza, dei grandi progetti del barocco juvarriano e della musica di Pugnani, dell’illuminismo europeo e dei più noti periodici dello scorso secolo. Ed è la storia di donne e uomini che tutte queste epoche, discretamente o no, le hanno attraversate.

LA BIBLIOTECA DELL’ARCHIVIO DI STATO – L’Archivio di Stato di Torino dispone di un vasto complesso bibliotecario articolato in tre sezioni. La Biblioteca Antica custodisce volumi manoscritti e a stampa dal Medioevo al secolo XIX, e ha un nucleo proveniente direttamente dalle antiche collezioni dei duchi di Savoia; la Biblioteca Nuova comprendente volumi stampati tra l’Ottocento e gli anni Trenta del secolo scorso; infine la Biblioteca Corrente formata da volumi stampati dal 1945 a oggi. La Biblioteca Antica e Nuova, nonché parte di quella Corrente, sono custodite presso un palazzo costruito nel 1731 su progetto di Filippo Juvarra. L’edifico, compreso nella “Zona di Comando” dei sovrani sabaudi e oggi tutelato dall’Unesco, sorse per conservare l’Archivio di Corte e la documentazione delle Segreterie dello Stato. La Biblioteca fu costituita in primo luogo per coadiuvare il lavoro e supportare lo studio dei documenti d’archivio consultati nel palazzo dai ministri; non mancano tuttavia beni librari d’altro genere, fra cui preziosi codici miniati.

LA BIBLIOTECA REALE – Collegata a Palazzo Reale e parte della “zona di comando” sabauda, la Biblioteca Reale di Torino ha sede in un edificio tutelato come Patrimonio mondiale Unesco. La Biblioteca Reale venne fondata da Carlo Alberto nel 1831. Vi confluirono opere a stampa e manoscritti provenienti dalle antiche raccolte sabaude e nuove acquisizioni promosse dal sovrano. I volumi, sistemati inizialmente al primo piano di Palazzo Reale, nel 1837, per l’esigenza di acquisire spazi più ampi a seguito dell’incremento delle collezioni, furono spostati nell’attuale sede progettata dall’architetto di corte Pelagio Palagi al pianterreno del Palazzo. Il salone monumentale della Biblioteca Reale, che è stato mantenuto nella veste del progetto originale, è un ambiente caratterizzato da un doppio ordine di librerie in noce con una balconata dalla caratteristica ringhiera in ferro battuto e da una volta affrescata a monocromo con scene allegoriche sulle arti e sulle scienze. Nel 1839 Carlo Alberto acquistò da Giovanni Volpato una raccolta di disegni di grandi maestri italiani e stranieri, fra i quali Michelangelo, Raffaello, Rembrandt e Leonardo da Vinci. Dell’artista vinciano la Biblioteca conserva 13 fogli autografi (tra cui il famoso Autoritratto) e il Codice sul volo degli uccelli. La Biblioteca ha un patrimonio di circa 250.000 volumi, 4.500 manoscritti, 3.055 disegni, 187 incunaboli, 5.019 cinquecentine, 1.500 pergamene, 1.112 periodici, 400 album fotografici, carte geografiche, incisioni e stampe.

LA BIBLIOTECA E L'ARCHIVIO DEL TEATRO REGIO – L'archivio del Teatro Regio viene istituito nel 1973 con l'inaugurazione del nuovo teatro. Lo scopo culturale di questo archivio è quello di conservare e diffondere il patrimonio musicale piemontese, nonché la storia dei teatri sabaudi. Importantissime sono le raccolte di bozzetti di Bernardino Galliari e i progetti originali del teatro di Benedetto Alfieri. L'archivio storico conserva tutta la storia musicale del teatro torinese dal 1700 ad oggi: stampe, lettere, fotografie, dipinti, cimeli, costumi, spartiti, schede biografiche, cronologie, documenti vari per oltre trentamila voci. Si è arricchito negli anni grazie a numerose donazioni private. Parte dell'archivio, la più antica, è conservata presso l'Archivio di Stato e l'Archivio Storico a Palazzo di Città. Grazie allo spostamento avvenuto sul finire dell'800, tutte le collezioni presenti nell'archivio si sono salvate dal terribile incendio che ha distrutto il teatro nel 1936.

LA BIBLIOTECA DELL’ACCADEMIA DELLE SCIENZE – È tra le più antiche e ricche di Torino. Ospitata fin dalle sue origini nell’ex Collegio dei Nobili, un palazzo seicentesco nel centro della città, deve la sua nascita alla costituzione nel 1783 dell’Accademia delle Scienze per volontà del re Vittorio Amedeo III di Savoia, che decise di dare dignità reale a una Società privata dedita allo studio delle scienze fondata nel 1757 dal matematico J.-L. Lagrange, dal medico G.F. Cigna e dal chimico G.A. Saluzzo. Le prime collezioni derivarono dai cambi librari con altre accademie e istituzioni scientifiche europee nonché dal lascito di intere collezioni private (è il caso della raccolta del bibliofilo ed erudito C.G. Caissotti, del viaggiatore e collezionista C. Vidua, dell’abate C. Gazzera, del giurista F. Sclopis, dell’astronomo G. Plana). Napoleone Bonaparte, che dell’Accademia fu presidente onorario nel 1804, istituì nel 1801 la Classe di Litérature et Beaux arts, divenuta poi dal 1815 la Classe di Scienze morali, storiche e filologiche. A partire da quella data l’Accademia si aprì anche agli studi umanistici, e da quel momento la biblioteca iniziò ad acquisire anche testi afferenti le humanae litterae. Oggi la biblioteca ha un patrimonio stimato di circa 300.000 volumi: le sale auliche del primo piano nobile, con decorazioni settecentesche ed ottocentesche, i famosi globi del Coronelli, nonché le preziose librerie a tutt’altezza, costituiscono un tassello di rara bellezza nel panorama culturale torinese.

LA BIBLIOTECA DELL'ACCADEMIA ALBERTINA DI BELLE ARTI – Ha sede nel palazzo neoclassico che ospita l’Accademia e la Pinacoteca Albertina (così denominate perché rifondate da re Carlo Alberto nel 1833). Il patrimonio bibliografico è di circa 28.000 volumi. Il nucleo iniziale si deve nel 1778 al direttore e professore di pittura Laurent Pécheux. Il fondo storico consta oggi di un patrimonio librario di circa 5.000 volumi, in parte compresi tra il 1501 e il 1830 e in parte successivi ma di particolare pregio editoriale. Il fondo è a carattere prevalentemente artistico (storia dell’arte e tecniche artistiche) e riflette la vocazione educativa dell’istituzione. Di particolare rilievo si segnala l’Encyclopédie di Diderot-d’Alembert nella sua prima edizione, L’art de connaitre les hommes par la physionomie, di Johann Caspar Lavater, e i classici dell’anatomia artistica dell’Ottocento (Bertinatti, Gamba, Sabattini), oltre a una ricca collezione di periodici internazionali, spesso introvabili altrove e già oggetto di pregevoli mostre itineranti. Alla Biblioteca storica sono annessi il Gabinetto dei disegni e delle stampe, che conserva circa 5.000 fogli compresi fra i secoli XVI e il XX, e la Fototeca, composta da esemplari di assoluta rilevanza storica realizzati fra la metà del XIX secolo e i primi anni del successivo.

LA BIBLIOTECA CIVICA CENTRALE – La Biblioteca pubblica della Città di Torino fu inaugurata nel 1869 all’interno di Palazzo civico per opera di Giuseppe Pomba, editore e consigliere comunale, che aveva favorito la nascita di una biblioteca “aperta in quelle ore in cui l’artista ed il manifatturiere possono più facilmente frequentarla”, dotata di tutte “le opere moderne d’uso generale”, utile complemento alle scuole serali tecnico-professionali e occasione di arricchimento per tutte le classi sociali. I suoi caratteri fondanti furono la piena accessibilità per tutti, il funzionamento a carico della finanza pubblica locale e la creazione di “un archivio di memorie relative alla città”. Trasferita nel 1929 in una sede più spaziosa, in via della Cittadella, fu bombardata nel 1943. Ospitata temporaneamente a Palazzo Carignano, nel 1960 fu ricostruita nello stesso luogo. La Biblioteca civica annovera oggi più di 500.000 documenti tra volumi, opuscoli e materiale audiovisivo, oltre 2.000 manoscritti, 67 incunaboli, 1.600 cinquecentine e oltre 2.800 testate di periodici. Particolare interesse rivestono le raccolte di storia locale, arti figurative, teatro e arti visive. È attivo un servizio per non vedenti e dislessici. La documentazione più antica risale al XV secolo.

PERCHÈ E COME RILANCIARLE AL TEMPO DI GOOGLE – Nel saggio “Bibliotech: Perché le biblioteche sono importanti più che mai nell’era di Google”, l’autore John Palfrey (docente di legge, statunitense) ci dà una buona guida sulla quella che potrebbe essere la rotta corretta da seguire per valorizzare le biblioteche proprio quando in tanti (troppi) le reputano superflue. Avendo perso il monopolio come fornitore di informazioni in favore del web, è necessario che i bibliotecari siano riqualificati, che i centri imparino ad operare meglio sul mercato editoriale (e con mercato non si intende la vendita libraria in senso stretto), e che larga parte di materiale sia digitalizzato per facilitare il lavoro di consultazione.

Va da sé che per tutto questo servono gli immancabili verdoni. E la prima risposta non è quella (per noi italiani) ovvia. Dovrebbero essere incoraggiate le collaborazioni con aziende private e con quei cittadini che, capendo il valore e la necessità delle biblioteche, sarebbero disposti ad aiutare. Ciò non è sufficiente, e il quadro di normalizzazione amministrativa istituzionale non deve venire a mancare. Le biblioteche sono alcuni degli ultimi spazi pubblici ancora non destinati a fini commerciali: avranno vita dura, fintanto che la stessa cittadinanza non tornerà a sentirne l’esigenza. Per le biblioteche, il futuro è ora.