La Sindone nel corso dell'ostensione in streaming organizzata in occasione della Pasqua 2020

Perché la Sindone si trova a Torino?

di REDAZIONE
pubblicato il 15/09/2020


È il 15 settembre 1578 quando la Sindone, su iniziativa del Duca Emanuele Filiberto, giunge in processione a Torino per essere custodita presso la cappella di Santa Maria al Presepe, poi inglobata nella chiesa di San Lorenzo.

Si tratta, probabilmente, del lenzuolo più studiato e più dibattuto degli ultimi secoli nell’intero Pianeta. Cristiani e non, scettici e credenti, filologi, storici e semplici interessati: la Sindone continua a dividere più di un millennio dopo la morte del Cristo.

Le ipotesi avanzate circa il trasporto del Santo Sudario in Europa in età medievale restano ad oggi teorie prive di conferme attendibili: nel Medioevo tante sono infatti le testimonianze, sparse per l’Europa, Asia Minore e Palestina, di oggetti che si presentano come le impronte del corpo di Gesù. Effetto del bisogno delle masse di credenti di conoscere il volto di Cristo, al punto che lo stesso Dante arrivò a interrogarsi circa l’effettiva fisionomia del protagonista dei Vangeli.

Un medaglione in bronzo, recuperato sul fondo della Senna, è la prima testimonianza in assoluto dei pellegrinaggi alla Sindone in Europa. Risalente alla metà del 1300 l’oggetto reca la raffigurazione della Sindone con la sua doppia immagine, il tessuto a spina di pesce e gli stemmi della famiglia Charny. A tutt’oggi le prime testimonianze documentarie sicure e irrefutabili relative alla Sindone datano alla metà del XIV secolo, quando Geoffroy de Charny, valoroso cavaliere e uomo di profonda fede, depose il Lenzuolo nella chiesa da lui fondata nel 1353 nel suo feudo di Lirey in Francia, non lontano da Troyes.

Prima di allora le tracce sono più vaghe. Al V-VI secolo risalgono testi in cui si afferma che nella città di Edessa (oggi Urfa, in Turchia) era conservato un ritratto di Gesù (indicato con la parola greca Mandylion che significa “asciugamano”) appartenente alla categoria delle miracolose “acheropite” (“non fatto da mano umana”), impresso su un telo. Alcuni studiosi associano questo telo alla Sindone conservata oggi a Torino, che a quei tempi sarebbe stata esposta al pubblico ripiegata in modo da mostrare solo il volto. Nel X secolo il Mandylion viene trasferito a Costantinopoli, all’epoca capitale dell’Impero Bizantino. Nel suo diario, conservato nella Biblioteca Reale di Copenaghen, Robert de Clari, cavaliere francese che partecipò alla IV Crociata, riferisce di aver visto la Sindone in una chiesa di Costantinopoli, dove veniva esposta ogni venerdì e dove “si poteva vedere bene tutto il suo corpo”. Con il sacco di Costantinopoli e il furto di innumerevoli oggetti preziosi, s’ipotizza che la Sindone, come molti altri reperti, fosse stata portata dai latini in Grecia, dove la famiglia Charny era presente.

Nel corso della prima metà del ‘400, a causa dell’acuirsi della Guerra dei cento anni, Marguerite de Charny ritirò la Sindone dalla chiesa di Lirey (1418) e la portò con sé nel suo peregrinare attraverso l’Europa. Finalmente ella trovò accoglienza presso la corte dei duchi di Savoia, alla quale erano stati legati sia suo padre sia il secondo marito, Umbert de La Roche. Fu in quella situazione che avvenne, nel 1453, il trasferimento della Sindone ai Savoia, nell’ambito di una serie di atti giuridici intercorsi tra il duca Ludovico e Marguerite: un trasferimento dettato dall’inasprirsi della Guerra dei Cent’Anni necessità di porre fine al conflitto tra lei stessa e la Chiesa di Roma.

A partire dal 1471, Amedeo IX il Beato, figlio di Ludovico, incominciò ad abbellire e ingrandire la cappella del castello di Chambéry, capitale del Ducato, in previsione di una futura sistemazione della Sindone. Dopo una iniziale collocazione nella chiesa dei francescani, la Sindone venne definitivamente riposta nella Sainte-Chapelle du Saint-Suaire. In questo contesto i Savoia richiesero e ottennero nel 1506 dal Papa Giulio II il riconoscimento di una festa liturgica propria, per la quale fu scelto il 4 maggio. II 4 dicembre 1532 un incendio devastò la Sainte-Chapelle e causò al Lenzuolo notevoli danni che furono riparati nel 1534 dalle Suore Clarisse della città.

Trent’anni esatti dopo l’incendio la capitale del Ducato viene spostata nella nuova sede di Torino per volere di Emanuele Filiberto. E con essa anche il Sudario, nel 1578, giunto in processione per essere custodito presso la cappella di Santa Maria al Presepe, poi inglobata nella chiesa di San Lorenzo.

L’occasione fu offerta da un gesto di riguardo nei confronti di San Carlo Borromeo, Arcivescovo di Milano, che volle sciogliere il voto fatto anni prima in occasione della peste che aveva flagellato l’attuale capoluogo lombardo: recarsi a piedi fino alla Sindone al cessare dell’epidemia. L’Arcivescovo era di parola, il Savoia galantuomo: per rendergli più facile il cammino la spostò a Torino.

Sin dal trasferimento il problema di una sede degna per la preziosa reliquia fu al centro delle preoccupazioni della dinastia sabauda. Il progetto degli architetti Ascanio Vitozzi (1539-1615) e Carlo di Castellamonte (1560-1640) per una grande cappella ovale in testa al duomo di San Giovanni, ben addentro al cortile del palazzo ducale, fu avviato nel 1610 sotto il regno di Carlo Emanuele I, ma venne interrotto nel 1624. Fu concretamente attuato soltanto dalla metà degli anni Cinquanta del Seicento, quando l’intervento di Guarino Guarini completò e trasformò la cappella nello straordinario capolavoro oggi visitabile.

La Sindone rimase di proprietà della famiglia Savoia fino al 1983, quando alla morte dell’ultimo re d’ItaliaUmberto II, passò per lascito testamentario alla Santa Sede, che ha continuato a custodirla a Torino, garantendo de facto alla Città un ruolo di primo piano tra le capitali internazionali della cristianità: oltre 2 milioni i pellegrini in visita nel corso dell’Ostensione del 2015, concessa dal Papa per i 200 anni dalla nascita di San Giovanni Bosco.

Nel 2002 la Sindone fu sottoposta a un'importante operazione di restauro, con la rimozione delle toppe cucite nel 1534 sui buchi provocati dall'incendio e la sostituzione del telo d'Olanda sul quale allora era stata cucita. In occasione dell'Ostensione del 2010 è stato possibile vederla per la prima volta dopo il restauro.