Graziosi casi fortuiti

di ILARIA CERINO
pubblicato il 04/06/2020


Appendino ha rotto il silenzio stampa su Graziosi. Ieri pomeriggio si è svolta una improvvisata conferenza stampa in streaming di Appendino e Leon circa l’affaire Graziosi e il conseguente commissariamento del Regio. Improvvisata si fa per dire. Per noi lo è stata almeno, per le due amministratrici forse un po’ meno. Tanto improvvisata che in un primo momento – ahinoi – ce la siamo persa. Caso vuole che nello scrosciare di frasi di rito (no, non sono mancate neanche in questo caso) le due si siano premurate di bollare come “coincidenza” la forse-non-tanto-coincidenza del commissariamento del Regio concomitante con la deflagrazione del caso Graziosi.

“Il nostro obiettivo è che sia garantito il livello occupazionale attuale del Teatro Regio, non è previsto alcun intervento di macelleria sociale. Lo abbiamo spiegato anche al sindacato che abbiamo incontrato oggi. Il commissariamento è l'unica strada per dare un futuro al teatro. È stato giusto provarci, ma forse avremmo dovuto chiederlo già nel 2017”.

Come sia possibile dettare la linea a un commissario neanche individuato non lo sappiamo. A meno che non se ne chiami uno tanto per prestare la faccia a manovre di presunto risanamento imposte dal Comune. Che significherebbe il ritorno al buon vecchio piano industriale firmato (e solo firmato) da Guerzoni. E in tal caso cosa lo avremmo chiamato a fare il commissario? Se in quel di Palazzo Civico sono così certi della bontà della strada da loro tracciata, che lo impostino loro il piano di “risanamento”. Ad oggi, peraltro, ci risulta che gli interventi di commissariamento siano stati tutti, alcuni più e altri meno, un po’ macelleria sociale. Capiamo dunque come il Comune non abbia voglia di rimetterci la faccia per ipotetiche manovre lacrime e sangue.

Non paghe di aver già tirato il sasso e nascosto la mano, la signora di Palazzo continua: “Gli obiettivi che il commissario dovrà raggiungeresono quattro: la ripatrimonializzazione della fondazione, la ristrutturazione del debito, il recupero del disavanzo e un'accelerazione del piano da 8,5 milioni stanziati dal ministero dei Beni Culturali”. Il riferimento è agli 8,5 milioni promessi da Bonisoli e formalmente stanziati da Franceschini. Che Torino annusa dal 2018 ma che ancora non ha visto.

Quanto all'attuale sovrintendente Sebastian Schwarz il Sindaco ha ricordato che “è stato scelto per un futuro di rottura, per portare nuova linfa al teatro. Mi sono confrontata con lui, il mio auspicio è che ci possa esserci ancora il suo contributo, ma questo dipenderà dal commissario”, ha sottolineato. Non serve aggiungere che questo è esattamente ciò che non si sarebbe voluto udire dal primo cittadino. Il cui principale obiettivo al Regio ora dovrebbe essere la lotta senza quartiere al Mibact per garantire la conferma di Schwarz, ultima figura culturale di peso rimasta al Regio.