Ci siamo bruciati Schwarz?

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 30/05/2020


“Io resto al Regio”. Le parole di Sebastian Schwarz pronunciate l’indomani delle indiscrezioni estive dello scorso anno che lo volevano vicino all’Opera di Lione ce le ricordiamo tutti. Bisognerà vedere se con il commissariamento del Regio saranno ancora valide. Certo, la carica di sovrintendente è destinata a decadere con l’arrivo dell’uomo del ministero. Resta però quella di direttore artistico. Ruolo nel quale Schwarz – come dimostra il curriculum – si è più volte calato, e con eccellenti risultati.

Detto questo, è tuttavia impossibile non considerare le manovre lacrime e sangue alle quali sarà sottoposto il paziente Regio d’ora in avanti. E Schwarz accetterà di proseguire l’impegno di direttore artistico con le mani legate? Perché è esattamente quello che accadrà. Non conosciamo – e come potremmo? – i dettagli dei provvedimenti che saranno attuati. Ma commissariamento per ragioni finanziarie, in Italia, significa solo tagli di personale, di collaborazioni artistiche e nella più rosea delle ipotesi “solo” di stipendi.

Schwarz per quanto lo abbiamo potuto conoscere – ah, se fosse stato chiamato al posto di Graziosi già nel 2018! – è un uomo dagli obiettivi chiari. Di progetti per rilanciare il Regio ai tempi di Netflix sembravano essercene. Finanziamenti pubblici permettendo. Se decidesse di restare, e salvare il salvabile, gli farebbe onore, e gliene saremmo naturalmente grati. Ma se decidesse di mollare la presa, non sarebbe biasimabile.