Versaci, per grazia di Dio, stai zitto

di GIUSEPPE RIPANO
pubblicato il 29/05/2020


Da altro non siamo spinti a commentare le parole affidate oggi ai social da Fabio Versaci in merito al caso Graziosi se non dal dover di cronaca. Credeteci, ne avremmo fatto volentieri a meno. Ma tant’è.

Non entrerò nel merito dell’inchiesta giudiziaria sul Teatro Regio perché non mi compete”, esordisce Versaci (e menomale, considerato che probabilmente non se la cava né con la materia giudiziaria né con quella musicale), che continua: “Però una cosa vorrei dirla su quanto scritto dai giornali quest’oggi. Ricostruire chat segrete per far passare messaggi distorti ed infangare il M5S non è giornalismo, è gossip di bassa lega. Certo, nulla di nuovo, solo che con l’emergenza Covid19 non ero più abituato”.

Per quanto l’odio verso le testate d’informazione pervada questo sciagurato Paese, è necessario ricordare a Versaci – ma non solo – come non sia a causa dei giornali che si raccontano i retroscena dei signori di Palazzo, quanto piuttosto per causa dei signori di Palazzo che mettono in condizione di riportare fatti e considerazioni (peraltro basate su materiale d’indagine della procura, altro che gossip: Versaci se ne faccia una ragione). E, soprattutto, come non spetti agli amministratori pubblici far da moralizzatori circa le pubblicazioni giornalistiche. Che sono e restano libere.

Poi, sono tutti lì a riportare una frase della sindaca, pronunciata in Consiglio Comunale all’epoca della nomina di Graziosi, dove diceva di assumersi le responsabilità della stessa, riportano quel passaggio perché vogliono fare credere che la sindaca in qualche modo sia responsabile di quanto accaduto”.

E chi dovrebbe assumersi la responsabilità della nomina di Graziosi? I vituperati giornali? Due anni fa il Sindaco impose Graziosi senza l’approvazione unanime del Consiglio d’indirizzo del Regio, che vide due membri dimettersi pur di non sottoscrivere la scelta (la dignità intellettuale, questa – per la politica – sconosciuta) e i rappresentanti delle fondazioni bancarie accettare passivamente per non turbare lo stato di equilibrio tra enti privati, Comune e Regione. Certo è che se si fosse aperto un bando pubblico per selezionare il sovrintendente probabilmente il nome di Graziosi neanche sarebbe balzato agli onori della cronaca. Qualità e curriculum non glielo avrebbero consentito.

Allo stesso modo, viene tirato in mezzo anche il mio collega Massimo Giovara, responsabile anch’esso di non si sa bene di cosa, probabilmente responsabile solo di aver sempre messo i bastoni tra le ruote all’impermeabilità del sistema culturale torinese e per questo poco gradito a molti”.

Che Giovara sia poco gradito, non v’è dubbio. Ma lo è a causa dei suoi trascorsi amministrativi e mediatici, non certo per forme di astio aprioristico da parte del mondo della cronaca e della cultura locale. E, fino a prova contraria, la mozione orientata a scardinare il Regio per piegarlo alle esigenze di partito reca in calce la sua firma, oltre a quelle di Guenno e Dilengite. Mozione poi confluita nel piano industriale di Guerzoni.

Ma ciò che in assoluto fa più ridere sono gli esponenti del Partito Democratico che sbraitano sui giornali perché “vogliono vederci chiaro” e chiedono alla sindaca di riferire in aula, io vorrei davvero capire cosa potrebbe mai dire su un’inchiesta giudiziaria che riguarda terze persone”.

Triste destino, quello della democrazia. La si invoca quando si è all’opposizione, salvo poi dimenticarsene quando si approda ai lidi di governo in nome di una millantata diversità morale e antropologica rispetto agli “altri”. Convinzione crollata sotto i colpi dei casi dei vari Graziosi, Pasquaretta e Giordana.

Non vale neanche più la pena chiedersi perché gli stessi colleghi del Pd non hanno mai richiesto chiarimenti in Aula quando gli indagati erano i loro compagni di partito su vicende che altresì riguardavano la Città. Lì, evidentemente, l’esigenza di vederci chiaro pagava poco elettoralmente. Ricordo che, a differenza loro, quando sono finiti sotto inchiesta noi non abbiamo chiesto spiegazioni in Consiglio perché le inchieste erano aperte e il lavoro della magistratura si rispetta sempre”, conclude Versaci.

Male. Chiedere di rendere conto circa l’attività degli inquilini di Palazzo è un dovere verso i contribuenti, obbligati a bucarsi le tasche e il portafoglio per finanziare le attività di questo circo. Specie su un suolo come quello italiano, martoriato da processi infiniti e puntuali ricorsi. Se la maggioranza reputa un disturbo dover rispondere in breve tempo in aula delle proprie azioni, a pandemia conclusa consigliamo ai suoi membri l’acquisto di un biglietto di sola andata per l’Iran o l’Arabia Saudita. Siamo certi che le lì vigenti restrizioni democratiche sapranno soddisfare le autocratiche velleità di Versaci e della propria compagine.