Come cancellare Storia, Sport e Cultura: il Comune contro la Scherma e il Valentino

di FRANCESCO BIASI
pubblicato il 09/05/2020


Il Tar ha respinto il ricorso del Club Scherma Torino contro la revoca della concessione del Comune di Torino. Probabilmente la società che vanta ben 140 anni di Storia e di Sport sarà costretta ad abbandonare la propria sede storica. Con il rischio di aumento dello stato di abbandono e di degrado del Parco del Valentino.

Lo sfratto del Club Scherma Torino dai suoi storici locali di Villa Glicini si fa sempre più imminente: il Tribunale Amministrativo ha infatti rigettato il ricorso che gli avvocati della società schermistica avevano portato contro il ritiro anticipato della concessione da parte del Comune di Torino.

La situazione presso il Valentino rischia sempre di più di diventare una zona critica per l’incolumità dei passanti: un parco nel quale la sicurezza di ogni singolo cittadino viene meno con la luce del giorno, un area sempre più lasciata a sé stessa, ridisegnata come luogo di spaccio e di malvivenza.

Ma cosa rappresenta per Torino il Club di Scherma che dovrà probabilmente abbandonare gli attuali locali?

La tradizione della Scherma sportiva a Torino nasce il 17 marzo del 1844 con la fondazione della Società Ginnastica Reale, la prima in Italia. All’interno di questa nuova entità viene collocata una prima attività di Scherma. Il Club Scherma, quello che oggi rischia lo sfratto, veniva fondato nel 1879 dal Gen. Conte Colli di Felizzano con la partecipazione dei Principi di Casa Reale, presso la sede di Palazzo Thaon di Revel in via Giolitti. Numerosi furono gli sportivi ed i campioni che portarono in alto il nome di Torino e dell’Italia sulle pedane fin dagli inizi del Novecento. Un grosso momento di crisi si ebbe con la Seconda Guerra Mondiale, le cui bombe avevano distrutto la sede storica della società schermistica. Ma nel 1953, la Società venne ricollocata all’interno di Villa Glicini, un elegantissimo palazzo carloalbertino, restaurato ed ampliato dall’architetto Aldo Morbelli.  Il CONI, a proprie spese, attrezzò la palazzina per farne un centro schermistico all'avanguardia, creando anche i campi da tennis e la piscina, tutt'ora esistenti, e la consegnò al Comune di Torino. Il Club Scherma Torino è annoverato tra le “Società Storiche Sportive Italiane”. Il 22 giugno 1967, il Club è stato insignito della Stella d'Oro al Merito Sportivo e il 17 dicembre 2008 del Collare d'Oro al Merito Sportivo, massima onorificenza del CONI. Dal dicembre 2006 il Club è stato designato dalla F.I.S. “Centro Federale di fioretto per il Nord Italia”; inoltre, per la prima volta, gli è stata affidata l'organizzazione di una tappa della “Gara Nazionale Master delle sei armi”. Il Club Scherma Torino ha sempre onorato i vessilli della propria Città e dell’Italia con le sue 27 medaglie olimpiche, 43 mondiali, 50 ori conquistati nei Campionati Italiani a squadre e 35 nei Campionati Italiani individuali. Il palmares vanta ben 8 titoli olimpici e 22 mondiali. In questo momento di difficoltà migliaia sono stati i messaggi di sostegno da parte di tutte le società schermistiche e da parte di tutti i campioni nazionali ed internazionali.

La struttura schermistica, restaurata negli ultimi anni, rappresenta una perfetta sintesi tra Storia, Sport e Modernità: la piscina, il ristorante, la palestra ben sin agglomerano al contesto storico della palazzina con la messa in mostra di diverse spade antiche esposte all’interno di alcune teche, raffigurazioni rinascimentali delle accademie di scherma e la ghiacciaia settecentesca, resa visitabile attraverso un moderno sistema di illuminazione che ne esalta la struttura in mattoni. Cancellare con un colpo di spugna questa realtà di Storia, Sport e beni culturali, frutto di lavori e sacrifici secolari, rappresenterebbe una macchia indelebile nell’attuale operato del Comune. Se la nuova concessione non dovesse ritornare alla società schermistica si andrebbe a chiudere un importante tassello della Storia torinese e italiana.

Questo è davvero quello che i cittadini chiedono al proprio Comune? La chiusura di spazi che rappresentano la grande Storia della nostra città? L’incentivo allo stato di abbandono generale e di degrado sociale di uno dei più bei parchi nel quale si mescolano tra fontane, ponti, castelli e monumenti ben 400 anni della nostra Storia cittadina e nazionale? Forse no, ma la politica, evidentemente, sì.