Il vicesegretario della Lega condannato per incitamento all'odio verso il Museo Egizio

di REDAZIONE
pubblicato il 22/04/2020


Il vicesegretario leghista, ex leader dei giovani padani ed ex assistente di Matteo Salvini a Bruxelles, è stato condannato per incitamento all’odio. Dovrà pagare 15 mila euro e rimuovere il video dai social.

La vicenda risale al 17 gennaio 2018, quando Crippa, allora leader del movimento dei Giovani Padani, prese di mira il Museo torinese per un’iniziativa che promuoveva la conoscenza della lingua e della cultura araba, offrendo degli sconti (due biglietti al prezzo di uno) per tutti coloro che parlavano l’arabo, indipendentemente dalla loro nazionalità. Quanto accaduto ebbe meno risonanza dell’altra plateale manifestazione di dissenso, che vide Giorgia Meloni e Christian Greco faccia a faccia all’entrata dell’ente museale.

Nel video “Crippa ha finto di fare una telefonata a vivavoce al Museo Egizio per ottenere informazioni su eventuali agevolazioni in corso”, si legge nella sentenza del giudice Valeria Di Donato riportata dal quotidiano. “E, alla risposta del finto centralinista, ha criticato in maniera polemica la promozione a favore degli arabi che avrebbe realizzato una discriminazione ‘a rovescio'”.

Un montaggio che in poche ore ottenne milioni di visualizzazioni, alimentando i messaggi offensivi e razzisti nei confronti del museo e di Greco sui social. Sul fronte penale la Procura di Torino aveva chiesto l’archiviazione del procedimento avviato dopo la denuncia presentata dai legali della Fondazione del Museo Egizio.

Da allora, per quella iniziativa nei confronti dei visitatori arabi, gli uffici dell’ente avevano continuato a ricevere telefonate di insulti. Gli stessi insulti che si potevano leggere anche nei commenti sul profilo social del museo. Per questo era stata aperta un’inchiesta con la Digos di Torino che avviò gli accertamenti, dopo avere esaminato la denuncia alla Procura presentata dai legali della Fondazione del museo.

La condanna inflitta è pari a quindicimila euro di risarcimento verso il Museo e l’obbligo di rimozione dai social del video, che tuttavia è ancora visibile.

“Il video di Crippa – spiegava una portavoce dell’Egizio – ha rinfocolato quelle polemiche sulle quali non intendiamo entrare. Ribadiamo solo che il nostro compito è quello di creare ponti, di allargare il dialogo, favorire l’inclusione”.