Elaborazione grafica del progetto milanese di YSOLA

Perché siamo scettici circa la proposta di cultura drive-in

di ILARIA CERINO
pubblicato il 19/04/2020


Le proposte di rilancio culturale per la “fase 2” del coronavirus si moltiplicano. E, beninteso, ciascuna di esse, attuabile o meno, contribuisce ad alimentare un dibattito civico che, se fosse per il ceto politico, sarebbe bello che morto. E ciascuna di esse fornisce spunti di riflessione da cui si possono generare idee realmente innovative o realmente considerabili.

Maurizio Pisani, testa pensante torinese che sette anni fa dette vita a Seeyousound, oggi in forza al Crime Festival, è intervenuto nel dibattito tramite un post facebook che riportiamo integralmente:

Mancano le idee per rianimare la nostra cultura boccheggiante? Eppure basterebbe anche solo copiare chi lo ha già fatto... Mentre si intravedono all'orizzonte alte colonne di fumo provenire dai migliori cervelli piemontesi, i cugini milanesi si sono attivati. Si chiama YSOLA live-IN ed ha preso spunto, con un tempo di reazione degno di un centometrista, da ciò che è stato realizzato in Norvegia nei giorni scorsi: un'arena estiva destinata alle esibizioni live ed alle proiezioni cinematografiche. Con parole loro: YSOLA riprende il concetto di drive-in, contestualizzandolo rispetto alle esigenze della contemporaneità e arricchendolo degli strumenti tecnologici che essa offre. Si tratta di organizzare, nella stagione estiva, eventi di musica dal vivo in aree dedicate, a cui poter accedere e assistere restando comodamente seduti in auto. Questo, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza e distanziamento sociale. Semplice e smart. E ancora: i posti auto saranno accessibili a chiunque. Saranno presenti zone dedicate ad auto elettriche e ibride al fine di incentivare una mobilitazione maggiormente ecosostenibile. Last but not least:

1) Scelta dei posti auto, check-in e check-out rapido e direttamente dal proprio smartphone.

2) Food, drinks e snacks (plastic free and alcohol free) direttamente al posto auto

3) Customer care a portata di app.

Post dedicato ai sognatori: per loro nulla è impossibile.”

Per quanto ci si possa profondere in lodi verso i cugini milanesi e nei confronti dell’iniziativa norvegese, il primo esperimento europeo ai tempi del Covid-19 ha avuto luogo a Dortmund, in Germania. E ha avuto successo. Centinaia di automobili, con un massimo di due passeggeri ognuna appartenenti allo stesso nucleo familiare, hanno assistito alle proiezioni. Rispolverando così in chiave europea una moda certo in declino ma mai abbandonata negli Stati Uniti.

La proposta ci appare, in realtà, più provocatoria che realmente degna d’attenzione. Perché, se in Germania lo si è fatto e altri paesi europei ne riproporranno il modello? Partiamo da una considerazione artistica: se al cinema ci si va per svago, guardando un film come si guarda un reality show, allora va anche bene. Ma se ci si reca al cinema mossi da intenti culturali, la proposta è inconcepibile a causa della pessima visuale e pessima acustica con cui si avrebbe a che fare.

Per quanto sarebbe forse possibile trovare qualche fan di Marvel movie et similia disposto a guardare un film dalla propria auto, la fetta di utenza di film d’autore e pellicole più ricercate è probabile che resterebbe sul divano del proprio salotto a godersi un buon Buñuel o un buon Fellini.

Senza dimenticare le condizioni di sicurezza da rispettare. Non si tratta soltanto di norme sanitarie dettate dal coronavirus. In una ipotetica condizione di emergenza improvvisa come ovviare all’intasamento che le auto stesse causerebbero?

E, infine, le considerazioni economiche: il personale per garantire sicurezza e “Food, drinks e snacks”, vale a dire ristorazione, ha un costo non indifferente. E, considerato che quella del drive-in è una prassi non diffusa in Europa, e tantomeno in Italia, sarebbe difficile in questo clima di recessione economica trovare finanziatori disposti ad accollarsi investimenti incerti, che potrebbero rivelarsi veri e propri insuccessi.