L'incredibile storia dei fratelli Judica Cordiglia, dalla prima TV privata alle voci dallo spazio

di REDAZIONE
pubblicato il 30/03/2020


“La Rai non è più l’unica concessionaria televisiva in Italia”; “È nata in una cantina la televisione privata”; “Due ragazzi di Torino hanno messo in crisi la tv”. La mattina del 10 gennaio 1960 i titoli della stampa italiana sono univoci nell’etichettare quanto accaduto il giorno prima come una svolta epocale nella storia della comunicazione televisiva italiana.

Il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni ha infatti comunicato, tramite una presa d’atto informale, che “In risposta alla lettera sopra indicata di codesta Spett. Tele Club Torino il Superiore Ministero Superiore Generale delle Telecomunicazioni Servizio XI Radio Div. 1° Sezione II° – con lettera protocollo numero XI/38296/219 del 7 gennaio 1960, dichiara che l’attività svolta dal Teleclub torinese non è tale da destare le preoccupazioni dell’Amministrazione P.T. e da richiedere particolari forme di controllo e di repressione, poiché, essendosi estrinsecata finora in ambiente rigorosamente chiuso e avendo mantenuto un carattere puramente dilettantistico”.

Al centro dell’attenzione ci sono i fratelli Achille e Giovanni Battista Judica-Cordiglia (il primo nato a Torino, il secondo ad Erba) e la loro neonata rete televisiva privata, la TCH-TV (acronimo di Television Circuit House TV). All’epoca le trasmissioni Rai si limitano a quello che è oggi il primo canale, e la notizia della nascita di una rete concorrente spiazza molti tra Torino e Roma.

Alla testa di altri 13 ragazzi infatti, i due fratelli piemontesi – da tempo appassionati radioamatori – avevano, l’11 settembre 1959, aperto le trasmissioni via cavo in circuito chiuso con uno spettacolo dal titolo “Un’oasi di serenità” ambientato in una villa seicentesca di San Maurizio Canavese. Le trasmissioni, a beneficio di abitazioni del centro di Torino, avvengono dalle cantine di un palazzo in Via Accademia Albertina 3: muri protetti da pannelli fonoassorbenti, una cabina di regia sopraelevata, giraffe in legno, cartello “Silenzio” costruito da un contenitore per il frigorifero, sigle e monoscopi disegnati a mano. I collaboratori, rigorosamente volontari, divengono in breve una cinquantina, “molto legati, alcuni erano attori altri tecnici, c’era una ferrea partecipazione e se qualcuno mancava per tre volte consecutive veniva buttato fuori”, ricorda Giovanni Battista.

In breve la televisione delinea un proprio palinsesto: trasmette due notiziari e programmi regolari per tre ore ogni giorno (dalle 18.00 alle 21.00, orario stabilito dai genitori degli Judica Cordiglia), con un atto unico, un giallo e trasmissioni musicali. Negli studi si ricevono molti personaggi illustri, in qualità di ospiti televisivi o di semplici visitatori. Tra i tanti: il gesuita cantante Père Duval (22 ottobre 1959), il giornalista Ruggero Orlando, la cantante Tonina Torrielli e Giorgio Albertazzi.

Mentre Giovanni Battista si dedica alla parte tecnica (egli stesso aveva dato le indicazioni a un artigiano per la costruzione delle due telecamere impiegate per le riprese, partendo da una foto sbiadita di un modello già esistente), Achille cura gli aspetti gestionali, muovendosi tra le personalità di spicco del mondo torinese. Vengono nominati soci onorari del club, tra gli altri, il sindaco di Torino Peyron, Questori, Senatori, Prefetti e persino l’Ispettore Centrale del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni. Ugo Sartorio dell’ANSA diventa la testa di ponte verso il mondo giornalistico, garantendo visibilità nazionale al progetto. Così, il 15 novembre, arriva l’inaugurazione ufficiale. 

Il colpaccio arriva con le Olimpiadi di Roma 1960: un amico atleta e appassionato di video gira servizi che poi vengono spediti con la complicità di un amico pilota di Alitalia a Torino, sviluppati al volo e mandati in onda al TG Torino Sera delle 19, anticipando la Rai di un’ora e mezza. Con la RAI profondamente indispettita dall’attività di TCH-TV: dapprima tenta a ostacolare il gruppo, che riesce tuttavia a trincerarsi dietro il fatto che le trasmissioni siano via cavo (collegavano condomini adiacenti allo studio) e non via etere. In seguito, direttori e responsabili visitano gli studi di quelli che venivano considerati “concorrenti”, ma non possono che plaudire al lavoro di questi ventenni talentuosi e appassionati.

Ma nonostante l’ufficialità data del Prefetto di Torino Saporiti, da Peyron e l’arrivo di un telegramma d’augurio di Papa Giovanni XXIII, l’esperienza dura meno di un anno. Nel 1960, infatti, dopo aver coinvolto circa 2000 telespettatori, la programmazione si interrompe e i volontari tornano a dedicarsi agli studi universitari e alle proprie attività lavorative, sotto imposizione dei genitori (entrambi i fratelli avevano finito con il perdere l’anno di studi).

La storia dell’attività amatoriale dei Judica Cordiglia tuttavia proseguì, portandoli nel 1961 a captare le comunicazioni tra Mosca e Vostok 1 in fase di rientro, impiegando come stazione la Fiat 500 di Achille, trasformata in una piccola ma potente stazione mobile, per poter raggiungere con antenne e strumenti adatti la collina di Torino, e da lì - libero da ostacoli - captare più limpidamente voci e rumori dallo spazio.

La voce dal cosmo altra non era che quella di Jurij Gagarin, intercettate alle 8 di mattina da Torino: “Il momento più bello della nostra avventura, quando dopo un’intera notte ad aspettare finalmente sentimmo le frasi in russo”, aveva ricordato Achille in un’intervista a La Stampa nel 2014. Non fu solo fortuna: “Il giorno prima giunsero notizie che facevano pensare a un imminente importante annuncio da Mosca accendemmo le apparecchiature dal pomeriggio e durante la notte con mio fratello facemmo i turni con le orecchie alla radio”. Finché il rumore dallo spazio si fece voce, poi comunicazione sempre più chiara.

Per i russi, Achille e il fratello Gian Battista erano i «turinski», i torinesi. Medico il primo, perito giudiziario il secondo, crearono non pochi problemi ai russi per quelle parole rubate e diffuse quando ancora nessuno aveva raccontato al Mondo la prima esplorazione spaziale dell’uomo.