ArTorin, la piattaforma social che immerge l'arte nelle strade di Torino

di ILARIA CERINO
pubblicato il 12/03/2020


Non tutta l’arte si è fatta social a causa delle misure di contrasto al coronavirus. C’è chi ci ha provato da un pezzo: si chiama Michi Galli, è un giovane studente dell’Albertina di Torino e da più di due anni ormai si dedica al progetto ArTorin. Pagine social che sono vere e proprie gallerie d’arte digitali dove i grandi capolavori pittorici dei secoli passati vengono inseriti all’interno del contesto urbano torinese.

Ci ritroviamo così di fronte a una Giuditta di Gustav Klimt che passeggia per Via Roma; i soggetti de Il vagone di terza classe di Honoré Daumier su un moderno autobus; la giovane donna de Il bar delle Follie Bergères di Édouard Manet che serve al banco di McDonald’s; Le spigolatrici di Jean-François Millet a Porta Palazzo, intente a frugare tra i rifiuti del mercato; o persino i celebri amanti di Hayez, il cui appassionato bacio viene trasportato sulla banchina ferroviaria di Porta Nuova.

“Sono situazioni quasi al limite, disorientanti ma che fanno riflettere sulla società contemporanea, oltre che far conoscere le opere dei maestri dell’arte che troppo spesso sono immobili nei musei”, racconta Galli. “Il mio obiettivo è quello di portare nella contemporaneità l’arte perché è viva e si trova tra noi, non appartiene al passato ma al presente. Ho deciso di portare questo progetto sui social network perché sono lo strumento migliore per raggiungere più persone possibili; proprio per questo motivo, i contenuti che pubblico devono essere accattivanti”.

La dichiarata speranza dell’artista è che l’intero progetto, un giorno, possa sfociare in una grande mostra. Il progetto trae ispirazione da un’altra piattaforma social tutta torinese: si tratta di Cartoorin, pagina Facebook creata da Marianna Boiano che pubblica scatti fotografici in cui scorci di Torino sono animati dai personaggi della Disney.

Ma i post di ArTorin vanno ben oltre il temporaneo intrattenimento visivo a sfondo social: dalla ricerca estetica di Galli, figlia dell’immersione di opere dalla fama consolidata in un duplice contesto mutevole e affannoso come quello urbano e social, traspare un doppio messaggio, artistico e sociale: “Prendiamo la Gioconda è un dipinto ormai immortale, fuori dal tempo. All’esatto opposto di questa situazione io ho portato le opere d’arte in un contesto quotidiano frenetico e affatto stabile, una situazione del tutto diversa rispetto al “congelamento” in cui vivono le opere. […] Sottolineo anche nella descrizione della pagina che l’arte non è mai morta ma è sempre stata contemporanea: siamo noi ad avere astio verso l’arte contemporanea, a dire che non la capiamo, fino al classico “lo so fare anche io”. Quel che voglio è invece spingere le persone a riflettere sul fatto che l’arte contemporanea è sempre stata presente: Michelangelo era contemporaneo per i suoi contemporanei, e pensiamo a Caravaggio, oggi venerato ma rifiutato dai suoi contemporanei. Rinascimentale, barocca, impressionista… l’arte è sempre stata contemporanea: anche Van Gogh, oggi estremamente di moda, all’epoca non piaceva”.

E si scopre che persino i più noti scorci di città, abitati dall’arte, sanno raccontare qualcosa di nuovo. In una realtà, come quella del nuovo millennio, dove tutto scorre e viene trascinato via, inserire queste figure fuori dal tempo può meravigliarci. E se non ne fossimo capaci, dovremmo tornare a chiederci se ci sia ancora qualcosa di meraviglioso dentro di noi. L’arte – anche nel piccolo, anche sui social, anche ai tempi del coronavirus – può renderci meravigliosi. Sta a noi riscoprirla, e riscoprirci.