Il democristiano Vietti tenta (di nuovo) la scalata alla Compagnia di San Paolo

di REDAZIONE
pubblicato il 04/03/2020


In materia di scoop politici locali, Lo Spiffero non teme rivali a Torino e dintorni. Quando la testata di Babando riferisce di voci provenienti dai corridoi del potere, spesso poi c’azzecca. E stavolta riguardano il futuro della Compagnia di San Paolo: reale assessore alla cultura torinese insieme alla “cugina” Fondazione CRT.

A Palazzo si mormora che, a citar Lo Spiffero, “Francesco Profumo, contando giorni e passi verso l’agognata riconferma alla presidenza della Compagnia di San Paolo, faccia molta attenzione agli sgambetti. E se il polpaccio che potrebbe frapporglisi all’improvviso è quello allenato di un passista esperto, pronto alla volata, come Michele Vietti, l’ex ministro del governo col loden ha ben più di una ragione per essere guardingo”. La voce girava da mesi ormai, vero, ma parrebbe rafforzatasi nell’ultimo periodo.

Vietti non è certo uno sprovveduto, e di incarichi in carriera ne ha ricoperti, tra i quali quello di Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura o, strategicamente importanti come l’attuale vertice di Finlombarda. Se, poi – a giudizio del lettore – tali incarichi siano stati ottenuti dalla vecchia volpe democristiana in virtù di specifiche competenze piuttosto che di logiche di partito è altro discorso. Ma il curriculum è ben più esteso: deputato per quattro legislature (XII, XIV, XV, XVI) in quota democristiana (prima CCD, poi UDC), sottosegretario alla giustizia nel governo Berlusconi II e all'economia nel successivo Berlusconi III, Presidente Regionale del Piemonte dell'Associazione Italiana Ospedalità Privata dal 1996 al 1997 e membro del Consiglio Nazionale della stessa associazione, componente del Consiglio Direttivo della sezione di Torino UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti) e componente del Consiglio Direttivo dell'Associazione Provinciale della Proprietà Edilizia- Confedilizia, Presidente del Consiglio di Amministrazione del Gruppo Waste Italia, presidente della Società Storica delle Valli di Lanzo.

Sul ruolo di presidente della Compagnia di San Paolo, fondazione azionista pesante di Intesa con il 6,79%, si gioca una delle più dure partite di natura politica locale, con effetti destinati a ripercuotersi – oltre che sui palazzi romani – sulle politiche culturali cittadine. Perché? Perché la Compagnia, in fatto di cultura, ne sa qualcosa. Parte dei CdA di alcune delle principali realtà culturali piemontesi (come il Regio), finanziatrice di progetti di restauro di beni storico-architettonici, finanziatrice di eventi e attività di primo livello come MiTo. Specie negli ultimi anni, con un assessore comunale alla cultura meno incisiva di quanto chiunque avrebbe potuto sperare, le politiche culturali le hanno fatte San Paolo e CRT. E con successo.

Il fatto è che per lo scranno di presidente della Compagnia, lasciato libero da Sergio Chiamparino nel 2014 e proprio in quell’occasione agguantati da Profumo, Michele Vietti aveva già giocato la propria partita. Vietti ha un parente stretto, tale Pier Vittorio Vietti, che fino a qualche anno fa sedeva nel consiglio di amministrazione della CRT, ente azionista di Unicredit, banca "concorrente" di Intesa, con il 2,7%. Per non dire del fatto che lo stesso Pier Vittorio, molto vicino a Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit, occupa una poltrona nel collegio dei revisori della Camera di commercio di Torino, che come tutti gli enti camerali ha più di una voce in capitolo nell'esprimere rappresentati negli organi delle fondazioni bancarie.

E non solo: Michele Vietti ha una compagna che si chiama Caterina Bima. Di chi si tratta? Di un notaio torinese che conosce molto bene la Compagnia di San Paolo, essendone stata vicepresidente dal 2004 al 2008. La stessa Bima che però all’epoca del primo tentativo di scalata di Vietti alla San Paolo occupava una poltrona nel consiglio di indirizzo della CRT.

Quando Francesco Profumo venne nominato al vertice della Compagnia di San Paolo la scelta diede parecchio fastidio all’allora candidata sindaco Chiara Appendino. Perché tra i due non c’era un grande feeling, forse, ma più probabilmente perché l’ex ministro dell’istruzione era stato nominato da Fassino appena cinquanta giorni prima del voto.

Le voci circa i successivi rapporti tra il primo cittadino torinese e Profumo non sono univoche. Quel che è certo è che non sono naufragati, e i due non hanno mai dato prova di aperta ostilità reciproca. Fino all’estate 2019, quando Appendino avrebbe rinunciato all’idea di una riconferma di Profumo, a causa del mancato acquisto da parte della Compagnia delle quote della multiutility alienate da Palazzo di Città. Ma negli ultimi tempi il nome di Vietti ha preso quota: a suggerire a Chiara Appendino il suo nome sarebbe stato Enrico Salza. I consensi non mancherebbero, a partire da Dario Gallina, numero uno degli Industriali torinesi e candidato in pectore alla guida della Camera di Commercio della città sabauda. Fatto da tenere a mente, perché gli enti camerali di Torino, Genova e Milano, insieme con Unioncamere, hanno diritto a esprimere ben 5 dei 18 membri del Consiglio generale della Compagnia.

E Vietti godrebbe anche dell’appoggio di Palazzo Lascaris, data la vicinanza governatore del Piemonte Cirio. Un’occasione, tanto per il Comune quanto per la Regione, per non aprire un ulteriore fronte di scontro, in un periodo per giunta già difficoltoso.

Ad oggi, i nomi certi che siederanno nel prossimo Consiglio sono quattro: Paola Bonfante, professoressa di Botanica a Torino, indicata dall’Accademia dei Lincei; Giuseppe Pericu, già sindaco Pd di Genova, designato dall’Iit (Istituto italiano tecnologia); Enrico Filippi, anziano banchiere ed esperto di questioni assicurative, espresso dall’Accademia delle Scienze di Torino; Michela Di Macco, docente di Storia dell’arte alla Sapienza di Roma, indicata dal Fai.

La prassi (non scritta) prevede che spetti il Sindaco del capoluogo piemontese indicare il profilo che sarà chiamato a guidare la Compagnia nel prossimo quinquennio. A fine gennaio è arrivata ai vari enti membri del consiglio direttivo la richiesta formale di fare, entro 90 giorni, il nome dei futuri consiglieri che dovranno poi eleggere il comitato di gestione della Compagnia, operazione che si svolgerà ad aprile con l’approvazione del bilancio 2019.

Ancora un mese, e la partita è aperta. Dalla sua, Profumo può ancora vantare ottime relazioni negli ambienti romani e stima da parte di ben due dei partiti azionisti di maggioranza, Italia Viva e Partito Democratico. Ad oggi, gli equilibri politici in vigore non consentono ad Appendino una scelta di petto, magari incurante della buona creanza verso i colleghi di maggioranza. Ma non è detto che possa colmare il divario in una sfida in cui l’ex esponente democristiano gode di un appoggio bipartisan M5S-centrodestra (Vietti è stato infatti chiamato da Roberto Maroni alla presidenza della finanziaria della Regione Lombardia e confermato da Attilio Fontana). La rosa di papabili, dopo il confermato disinteresse di Licia Mattioli, include anche l’ex presidente di Acri Giuseppe Guzzetti, ottantacinquenne avvocato e filantropo lombardo, le cui chances sono tuttavia più risicate. E non soltanto per questioni anagrafiche.