Le luci d'artista abbandonate sono sintomo dello scarso rispetto degli enti pubblici verso l'arte

di REDAZIONE
pubblicato il 02/03/2020


Il riguardo degli enti pubblici torinesi verso Luci d’Artista la dice lunga del rispetto che le istituzioni nostrane nutrono verso l’arte contemporanea e, più in generale, verso la cultura. Enti pubblici in generale, perché quanto accaduto non ha a che fare esclusivamente con il Comune. La luce d’artista «Ancora una volta» di Valerio Berruti, l’opera d’arte che ha illuminato piazza Santa Giulia durante tutto il periodo delle feste, si trova legata a un cancello con un nastro di sicurezza, senza nemmeno un telo di protezione, lasciata alla mercé di chiunque ai margini di una delle più frequentate piazze della movida torinese da parte degli operai che avrebbero dovuto provvedere anche al trasporto.

Per miracolo l’opera non ha attirato l’estro dei vandali: è stata usata come posacenere e poggiabibite, ma fortunatamente non è stata danneggiata. Lo smontaggio spettava al Teatro Regio, che peraltro è in ritardo con le operazioni di smontaggio delle altre luminarie per problemi di tipo amministrativo. O almeno è quanto fa sapere l’assessore comunale alla cultura Leon. Ma la risposta dell’ente lirico è immediata: la parte più delicata dell’opera è al sicuro già da venerdì, quella rimasta in piazza Santa Giulia purtroppo non ci stava sul camion, a causa del fine settimana di mezzo il recupero è stato rinviato a oggi, e si sta rispettando alla lettera la tabella di marcia concordata con l’amministrazione, dato le luci d’artista devono essere riposte nel magazzino entro fine marzo.

Indipendentemente a chi spettino le responsabilità per lo stato della luce d’artista, si conferma l’atteggiamento totalmente irriguardoso delle istituzioni pubbliche verso quello che è a tutti gli effetti un esempio di arte contemporanea, atteggiamento già mostrato in anni passati. Istituzioni che dispongono di del corpus di Luci d’Artista esclusivamente in funzione elettorale (il tanto chiacchierato “rilancio delle periferie” secondo Leon e Appendino doveva passare dal decentramento delle installazioni d’artista: una mossa completamente sbagliata, della quale avevamo già parlato) per poi trattarle alla stregua delle luminarie e dei pennoni da centro commerciale. L’atteggiamento – neanche a dirlo – tipico degli ignoranti.