Togli un posto al cinema, che c'è un amico di troppo

di ELENA VALLE
pubblicato il 29/02/2020


Mercoledì il Piemonte riparte a (quasi) piano regime. Da domenica ricominciano le messe, da lunedì si apriranno le operazioni di igienizzazione degli edifici scolastici, e da mercoledì liberi tutti. Anche teatri, cinema e musei. Come riportato da Repubblica, “Da lunedì cadranno anche i vincoli imposti dalle attuali ordinanze (in vigore ancora domani) ma varrà comunque il principio di evitare gli assembramenti: quindi, per esempio, potranno esserci ingressi contingentati nei musei e nei luoghi di aggregazione; anche i cinema potranno riaprire ma lasciando un posto libero tra uno spettatore e l'altro. L’assessore regionale alla Sanità, Luigi Icardi, precisa: ‘Deve essere garantita la distanza di almeno un metro tra le persone, che è la misura considerata corretta per evitare la diffusione del virus. Ma lo strumento principale è la responsabilità e l’adozione di precauzione da parte dei cittadini’”.

La misura denota almeno tre problemi. Il primo è di natura prettamente scientifica: da giorni più fonti d’informazione sanitaria fissano a due metri la distanza da mantenere da altri soggetti. La comunità scientifica è discordante, e si può dar per buona l’una quanto l’altra ipotesi.

Il secondo è relativo alle sedute dei teatri, in merito alle quali non vengono fatti accenni. In base a cosa sussisterebbe un discriminante rispetto ai cinema? Si palesano dunque due ipotesi: non valgono le medesime ordinanze, e dunque si darebbe per scontato che il virus colpisca in certi luoghi ma non in altri, oppure quanto detto per i cinema è valido anche per i teatri. Peccato solo che nella maggior parte dei casi i posti a teatro si prenotano in anticipo rispetto allo spettacolo, non poco prima dell’inizio. Cosa dovrebbero fare i dirigenti teatrali? Ammettere sulla base della simpatia personale metà pubblico e rispedire a casa l’altra metà? E, per giunta, non intercorre un metro di spazio nemmeno tra due poltroncine intervallate da una terza.

Il terzo problema è relativo alle scuole, e a grandi linee ricalca il caso precedente. Perché mai il virus non dovrebbe trasmettersi tra due vicini di poltrona a teatro ma non tra due allievi vicini di banco? Raramente le aule scolastiche sono di dimensioni tali da consentire di ricavare un metro di distanza tra un banco e un altro.