Helmut Newton alla GAM: anche quando ci proviamo, Milano fa meglio

di ILARIA CERINO
pubblicato il 01/02/2020


Helmut Newton, nel mondo delle esposizioni fotografiche, è una mezza garanzia. Vale a dire che è sufficiente il nome per radunare pubblico e catalizzare l’attenzione mediatica. D’altronde, si tratta di uno dei principali protagonisti dell’arte novecentesca. E alla GAM, negli ultimi tre anni cenerentola tra i grandi musei torinesi, i numeri di peso servono.

La mostra è piacevole, con spazi ben allestiti e un discreto numero (68) di opere esposte suddivise in quattro sezioni. Nel percorso di visita si spazia dagli anni Settanta con le numerose copertine per Vogue alla ritrattistica più tarda, con i ritratti di Leni Riefenstahl, Andy Warhol e Anita Ekberg. Il pubblico dovrebbe arrivare, e gli incassi anche.

La paternità della mostra è di Civita, società privata specializzata in allestimenti temporanei, spesso itineranti, famosa a Torino per aver curato le più recenti esperienze dedicate a Mantegna (Palazzo Madama) e LaChapelle (Venaria). Helmut Newton non fa eccezione. Alla GAM arriva per il centenario della nascita del fotografo tedesco, e così viene spacciata al pubblico. Ma si tratta di un allestimento inaugurato lo scorso anno a San Gimignano, che tra le varie tappe del proprio percorso è giunta anche sotto la Mole.

Poco importerebbe che la mostra non sia stata pensata specificatamente per il centenario (il pubblico di massa, che determina gli incassi, di certe quisquilie s’interessa assai poco), senonché anche Milano avrà la sua mostra dedicata a Newton. E Denis Curti, tra i più dotti critici fotografici dei nostri tempi, invitato alla conferenza di presentazione dell'esposizione torinese, si è premurato di ricordare come la mostra meneghina si qualifichi – quella sì – come un mezzo blockbuster: una selezione di duecento opere scelte appositamente per l’occasione.

Difficilmente il pubblico torinese si recherà a Milano spinto dal richiamo di una mostra più estesa ma dedicata allo stesso artista. Ma è facile ipotizzare dove si dirigerà il residente a Vercelli o Novara, a metà strada tra i due capoluoghi.

E la figura agli occhi del mondo culturale che conta (quello che smuove gli investimenti di peso) non contribuisce certo a ripulire l’immagine arrugginita di una città che, anche quando qualche proprio polo culturale riesce a portare qualche nome di peso, si rivela adatta a competere nemmeno oltreticino.