La celebre libreria Paravia chiude. E la colpa non è di Amazon

di ILARIA CERINO
pubblicato il 16/01/2020


Che la seconda libreria più antica d’Italia sia stata chiusa dispiace. Anche e per primo all’autrice, che la frequentava. Ma è necessario valutare i fatti con obiettività. Una delle due proprietarie, nel corso di una intervista al Corriere, ha dichiarato che il motivo della loro scelta è facilmente individuabile: Amazon.

Poteva essere altrimenti? Nell’era dei social media, parrebbe che per qualsivoglia argomento di dibattito pubblico si finisca con trovare essenzialmente due capri espiatori: i migranti, e non è questo il caso, e il libero mercato. Che, a parole (o forse neanche: soltanto dietro uno schermo), fa ribrezzo a tutti. Ma tutti, puntualmente, finiscono con il godere dei vantaggi che questo sistema economico comporta.

La colpa della chiusura delle librerie (non di qualcuna in particolare) non è né del mercato né di Amazon. E pare che non l’abbia capito neanche l’assessore regionale a cultura, turismo e commercio, che intervistata non ha perso occasione per rendere pubblico il Poggio-pensiero: i commercianti sono stati schiacciati dalle liberalizzazioni. Prima di procedere con l’analisi di quelli che, a mio parere, sono i reali motivi della chiusura delle librerie, è utile soffermarsi sulla dichiarazione dell’assessore. Una che di commercio dovrebbe capirne, e invece.

Il sistema di liberalizzazioni permette al consumatore di contrastare i monopoli del mercato, riducendo sensibilmente le disuguaglianze economiche e permettendo a chi non possiede forme di attività commerciale di mettere a disposizione le proprie risorse e i propri capitali a favore della collettività. Aprendo una libreria per esempio. O forse l’assessore invoca il numero chiuso (come per farmacie e notai) affinché le licenze si tramandino di padre in figlio impedendo che altri possano creare forme di concorrenza. L’abbassamento dei prezzi a favore del consumatore è determinato dal libero mercato. Ma si sa: in un Paese clientelare qual è il nostro non suona troppo strana la volontà della politica di tagliare le funi dell’ascensore sociale. Un ripassino del lascito intellettuale di Adam Smith le farebbe bene, assessore.

Ma veniamo al nocciolo. Amazon, negli ultimi anni, ha contribuito all’abbassamento dei prezzi dei prodotti. Anche in campo editoriale. Si tratta di un dato di fatto, piaccia o meno. Il consumatore è libero di acquistare dalla catena di distribuzione come dalle attività commerciali. Ma mostrare disappunto (rigorosamente a mezzo social, altrimenti ci si stanca troppo) quando le librerie storiche chiudono è indice di un clima di generale e diffusa ipocrisia. Non dica di tenere alla cultura, chi non ha mai fatto nulla per tutelarla.

Le librerie chiudono perché sempre meno acquistano personalmente testi e altri articoli. Il primo motivo sono dunque gli utenti, che in quella libreria non hanno trovato ciò che soddisfa le loro esigenze. E la colpa è evidentemente della libreria stessa che non è stata in grado di capire ciò che i loro clienti desideravano.

Amazon ha dettato, come AliBabà a Pechino e dintorni, il nuovo modo di fare commercio. E in ogni epoca storica nuove scoperte e nuovi stili di vita hanno rimpiazzato quelli incapaci di adeguarsi e rinnovarsi. Di stare al passo con i tempi, in buona sostanza. Ed ecco il secondo dei motivi. Ora, chi reputa impervio tenere il passo (e i prezzi) di Amazon & Co., per un libreria indipendente, è chiamato a percorrere strade “altre” per creare hype intorno al nome dell’attività commerciale: innanzitutto si può cercare di attirare il cliente con delle iniziative come conferenze, mostre d'arte, meet and greet con gli autori.

Il fine è orientarsi verso la costituzione di uno spazio polifunzionale (a Modena, per esempio una libreria del centro ha adibito una zona con tavoli e wifi gratis aprendo un angolo caffetteria ed è sempre piena di studenti). Uno spazio di co-working, non necessariamente interamente a carico della libreria stessa, capace di andare concettualmente oltre l’idea di spazio esclusivamente editoriale. Nell’epoca dei social, ragionare per compartimenti stagni non è solo inefficiente, ma deleterio.

Tutto ciò è dimostrato dall'esperienza della Farmacia Letteraria di Firenze. Aperta da circa quattro anni, è un caso di successo alla faccia di Amazon. Perché? Perché hanno saputo rinnovare la formula della classica libreria.

Infine, il terzo e principale motivo. Il sistema fiscale italiano. Alla faccia di chi reputa Amazon il problema, non è certo Amazon a porre il veto sulle politiche esattoriali italiane. Da sempre, dopo la felice parentesi De Gasperi-Einaudi, volte a forme di accanimento terapeutico verso una moltitudine di spesso inutili carrozzoni pubblici, mantenuti stillando quanto più possibile dalle tasche dei contribuenti. E, come ci ricorda il sempreverde Sir Winston, “Una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico”.

Quella descritta è una logica che non piace in primis all’autrice. Ma è la logica dei nostri tempi. O ci si adegua, rinnovandosi e individuando nuove forme di commercio culturale, o si muore.