Gli ''Oscar'' sotto la Mole: protagonisti ed eventi del 2019 torinese

di REDAZIONE
pubblicato il 26/12/2019


Con il volgere al termine di quest’anno, abbiamo pensato di selezionare nell’ampia rosa di personaggi, eventi, manifestazioni, mostre, libri che hanno caratterizzato il 2019 torinese i più rappresentativi. Una sorta di Oscar della cultura torinese, per celebrare meriti e punti di forza del comparto turistico-culturale locale, individuarne i limiti, riconoscerne i grandi volti e stimolare il dibattito pubblico.

IL MUSEO DELL’ANNO – Una partita senza appello: i Musei Reali hanno rappresentato il polo museale di riferimento del 2019 torinese. Capacità di attrarre risorse private, elevati incassi di biglietteria e un cartellone di mostre che miscela sapientemente esposizioni low-cost ma di indubbia qualità (e capaci di incassare) e allestimenti di più ampia portata (anche se ancora lontani delle cosiddette mostre blockbuster) ne fanno una delle realtà culturali più solide a Torino e dintorni.

LA MOSTRA DELL’ANNO“Archeologia Invisibile” (Museo Egizio) è una mostra di quelle che si possono solitamente ammirare nelle città con progetti culturali a lungo termine. Perché l’esposizione (visitabile dal 13 marzo fino al 6 gennaio 2020) è strutturalmente eccellente, e si è rivelata capace di attirare circa 20.000 visitatori in meno venti giorni a partire dall’inaugurazione. L’allestimento ha tratti fortemente avanguardistici e un obiettivo chiaro: rileggere la raccolta dell’Egizio attraverso la combinazione di tecnologia e archeometria. Alla consueta sfilata di reperti più o meno noti è stato affiancato un percorso espositivo caratterizzato da esperienze di realtà aumentata, filmati e altre declinazioni della museologia 2.0 per spiegare cosa fa un museo, tutto ciò che c’è dietro una mostra, una catalogazione, un allestimento permanente. E per raccontare il ruolo (vitale) dell’archeometria nel processo che congiunge le differenti fasi di lavoro su reperti e fonti: ritrovamento, approccio, studio, fino ad arrivare alla vetrina museale. Una mostra capace di ribaltare l’impressione – purtroppo depositata in ampie fasce dell’immaginario collettivo – di una vita museale statica, improduttiva, quasi sterile.

IL CONCERTO SINFONICO DELL’ANNO – Una partita dal risultato combattuto. Se da un lato il ritorno in grande spolvero di Noseda al Regio per il tradizionale concerto a sorpresa è sfociato in una serata a tinte tutte politiche (e sotto il profilo artistico qualitativamente ineccepibile), dopo gli avvenimenti che avevano caratterizzato il 2018 del Teatro Regio, dall’altro il ritorno di Kirill Petrenko sul podio dell’Orchestra Rai, impegnato a dirigere due degli autori a lui più congeniali (Beethoven e Strauss), ha meritato una valutazione con lode. Allo sconfitto l’onore delle armi, the winner is Petrenko.

IL FESTIVAL DELL’ANNO – Con una buona dose di autoreferenzialismo, il festival dell’anno è stato il Connections Festival, rassegna culturale curata dalla redazione universitaria de Il Caffè Torinese. Egocentrici ed esaltati? Indubbiamente, ma neanche poi così tanto. Connections ha rivelato al comparto culturale torinese tre verità. Primo: forze ed energie “dal basso” per rilanciare un settore privo della benché minima vision politica e amministrativa, a Torino, ci sono. Che poi non si sappiano valorizzare (ah, che impresa portare a termine il crowdfunding per finanziare quattro giorni di spettacoli e conferenze!) è altro discorso. Secondo: quello dei giovani con le mani in mano è un falso mito. Così come lo è quello secondo il quale qualsivoglia iniziativa proveniente dalle generazioni di adulti di domani sia qualitativamente scadente o carente in professionalità (lanciate un’occhiata al sito della rassegna e valutate voi stessi). Terzo: per operare con criterio nel mondo culturale, prima dei soldi, è necessario avere le idee. Avendo ben chiari in testa gli aspetti sui quali si vuole andare a lavorare, i mezzi più utili per farlo, gli obiettivi da perseguire. Ad oggi, tante realtà culturali con i fili tirati dalla politica queste idee chiare non le hanno.

L’ARTISTA DELL’ANNO – Paolo Icaro (Torino, 1936), una delle più importanti figure dell’arte italiana degli ultimi decenni, a 83 anni si conferma un eterno giovane. Le sue opere non cessano di essere attuali. A lui la GAM ha dedicato una mostra antologica che racconta 55 anni del suo lavoro, dal 1964 al 2019, compendiati in una cinquantina di opere, alcune realizzate appositamente per l’esposizione. Un omaggio che si è fatto sempre più atteso negli ultimi anni, per l’interesse costantemente crescente che la critica, le istituzioni museali e in particolar modo le giovani generazioni di artisti e curatori vanno dimostrando per la sua opera.

MUSICISTA DELL’ANNO – Ironici, divertenti ed impegnati, gli Eugenio In Via di Gioia sono una formazione torinese attiva dal 2012. La band è composta da quattro componenti e il nome deriva dai nomi di tre di essi: EUGENIO Cesaro, Emanuele VIA, Paolo DI GIOIA, e Lorenzo Federici, al quale hanno dedicato democraticamente il nome del loro primo album. L’ascesa nel panorama musicale italiano, negli ultimi tempi pressoché inarrestabile, è stata soltanto coronata dalla vittoria a Sanremo Giovani e dalla conseguente partecipazione a Sanremo 2020.

LIBRO DELL’ANNO – “Il Rumore del Mondo” di Emanuela Cibrario si è da subito qualificato tra i più bei libri ambientati a Torino, non a caso finalista del Premio Strega 2019. È un lungo romanzo ambientato nella prima metà dell’Ottocento, e ha come protagonista la giovane figlia di un mercante di seta e moglie di un ufficiale londinese, la cui storia è strettamente legata al contesto storico di quegli anni, quelli che portarono alla nascita dell’Italia unita. La scrittrice non è torinese, vero (è nata a Firenze, ma è pur vero che il cognome potrebbe suggerire ascendenze sabaude). Ma ha saputo far pubblicità in ambito letterario al capoluogo piemontese più di quanto non abbiano fatto – quest’anno – tanti piemontesi: chapeau. E, in ogni caso, per gli scrittori torinesi abbiano costituito una categoria a parte.

SCRITTORE DELL’ANNO – Marco Lupo è nato nel 1982 a Heidelberg e vive a Torino. È un libraio, un lettore instancabile e scrive da molti anni. Fa parte del collettivo di scrittura TerraNullius. Il suo esordio, Hamburg, ha vinto il Premio Campiello Opera Prima. Hamburg racconta le vicende di un piccolo gruppo di lettori impegnati a collezionare gli stralci dell’opera di un misterioso autore, M. D., di cui ritrovano soltanto libri mutili, che leggono e rileggono febbrilmente, stregati dalla penna d’un uomo scomparso nel nulla; e attraverso le stesse pagine di M. D. racconta la terribile guerra, in particolare il bombardamento della città di Amburgo, inseguendo tra le pieghe del secolo agonizzante le tracce lasciate da un evento catastrofico.

ASSOCIAZIONE, FONDAZIONE O COMITATO CULTURALE DELL’ANNO – La «Nave 9» del Matadero di Madrid è oggi un lungo parallelepipedo di mattoni rossi e pietre bianche. Sono 6200 metri quadri su due piani più una terrazza con una splendida vista che domina la città. Qui ha aperto a giugno 2019 la Fundación Sandretto Re Rebaudengo di Madrid. Il nuovo spazio nasce da una collaborazione della fondazione torinese, capace di espandersi oltre i confini nazionali, con la municipalità della capitale spagnola che dal 2007 ha avviato un grande progetto di ristrutturazione del vecchio mattatoio, per trasformarlo in un centro culturale dove già trovano spazio una Casa de Lectura, una cineteca, un centro di design e grafica, incubatori per attività varie. Patrizia Sandretto e la sua fondazione dimostrano, in maniera ben più corposa di Connections, che la materia prima e le idee all’ombra della Mole non mancano. E che i finanziatori della cultura a Torino operano assai meglio senza politica e politici tra i piedi.

LA PRODUZIONE AUDIOVISIVA DELL’ANNO – Tra cortometraggi, fiction e pellicole cinematografiche a spuntarla è “Gli Uomini d’Oro” del salernitano Vincenzo Alfieri, con Fabio De Luigi, Edoardo Leo e Giampaolo Morelli. È ispirato a un fatto di cronaca avvenuto a Torino nel 1996, già adattato per il cinema nel 2000 in Qui non è il paradiso diretto da Gianluca Maria Tavarelli.

IL PROGETTO CULTURALE DELL’ANNO – Niente Luci d’Artista et similia. Quello che abbiamo selezionato è un progetto passato quasi in sordina, che tra 2018 e 2019 ha ridisegnato parte della città. È TOwards 2030: il progetto di arte urbana di Lavazza che sposa la sostenibilità. Torino è la prima città ambasciatrice dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU. Presentato durante il Festival dello Sviluppo Sostenibile il progetto “TOward 2030. What Are You Doing?” che, voluto dalla Città di Torino e da Lavazza, trasforma i Global Goal delle Nazioni Unite in 17 opere di street art. Il primo muro, firmato dallo street artist Vesod, è dedicato al Goal 4 - Istruzione di qualità e dialoga con il Campus Universitario Einaudi.

IL TORINESE DELL’ANNO – Dobbiamo essere franchi. Per affibbiare un nome a quest’ultima (e forse principale) categoria abbiamo atteso il volgere del 2019. E proprio negli ultimi giorni si è affermato il “vincitore”. Non che avesse bisogno di ulteriori affermazioni, certo: parliamo di Piero Angela. Il torinese dell’anno è lui, che alla veneranda età di 91 anni (recentemente compiuti, peraltro) resta un giovane tra i giovani, capace di lanciare format innovativi meglio di quanto non sappiano fare tanti altri g-g-giovani. SuperQuark, marchio storico della divulgazione scientifica Rai, approda sul web. Dal 22 dicembre, giorno del suo compleanno, è disponibile infatti su RaiPlay la prima serie di “SuperQuark+”, dieci puntate monografiche di 15 minuti ciascuna dedicate ad argomenti di grande interesse comune, dall’amore allo sport passando per il gioco, la memoria, la vita extraterrestre, le diete, la vista, il freddo, l’acqua e il sonno. Un format innovativo, che nasce dalla collaborazione di Rai1 e RaiPlay, dove Angela è affiancato da cinque giovani divulgatori in un format innovativo, breve e veloce, adeguato al linguaggio delle piattaforme digitali ma con il rigore e la chiarezza della tradizione televisiva.