L'autoritratto di Leonardo è conservato nel posto sbagliato?

di REDAZIONE
pubblicato il 05/12/2019


Riceviamo, e pubblichiamo, l'opinione di un lettore relativo alla sistemazione di uno dei capolavori conservati a Torino, l’autoritratto di Leonardo da Vinci.

“Tra le memorie scolastiche, al di là della caciara studentesca, che conservo più nitidamente c’è senza dubbio il periodo di studio dell’arte rinascimentale. Sarà stata la bravura di una docente che ancora ricordo con piacere, sarà stato un libro di testo visivamente più allettante del corrispettivo di matematica, ma Leonardo, Botticelli, Raffaello e i grandi del cinquecento nostrano mi folgorarono. All’epoca di libri ne circolavano assai meno. Almeno in case operaie quale era quella dei miei genitori. Così, l’impatto di un mondo a me allora misconosciuto fu positivamente violento. E, ben più dell’insegnante che apprezzavo, il mio amore verso la storia dell’arte nato a quel tempo credo fu dovuto alla potenza visiva dei dipinti raffigurati. Alla loro forza d’impatto.

Girando per musei, negli anni successivi, ebbi modo di constatare (ad oggi in tanti lo daranno per scontato, ma per un novellino come ero io allora non lo era poi tanto) come ad opere più popolari venissero dedicati spazi più ampi. La coda che, al Louvre, attornia la Gioconda pur da qualche parte la si deve sistemare, no? Così come ebbi modo di vedere come i maggiori esempi di produzione artistica dei secoli passati potessero (e possono tutt’oggi) contare su “vetrine” all’altezza. Passo a spiegare: non è un caso che le principali gallerie museali al mondo come il Victoria and Albert Museum, il British Museum o il Met possano vantare i più pregiati pezzi d’arte in circolazione. Quasi che fosse lo spazio del museo a essere plasmato in funzione dell’opera da accogliere.

Ora, la mia irrilevante opinione è che Torino non possa vantare un catalogo artistico “di massa” minimamente paragonabile a quello di Parigi, Londra, Firenze o New York. Di pezzi di sicuro richiamo qui ce n’è pochi. E, quelli che abbiamo, non sono valorizzati a dovere. Potrei citare un discreto numero di esempi, ma vengo al succo del mio pensiero: il maggiore tra questi esempi, l’autoritratto leonardesco, è imbucato all’interno della Biblioteca Reale. Nulla in contrario in linea di principio, senonché presumo che gli ingressi alla Biblioteca siano minori di quelli di Palazzo Reale o Palazzo Madama. Un articolo di tale prestigio meriterebbe, forse, per essere più ampiamente valorizzato, uno spazio tutto suo in bella vista in un edificio di maggior prestigio. Che permetta all’opera di sprigionare la propria forza d’urto sul pubblico.

Non sono mai stato un fan della cultura e del modo di fare cultura all’americana. Lì si costruiscono musei e si innalzano memoriali persino sulle pietre calpestate dal presidente tal dei tali nel tale anno della tale gloriosa rivoluzione. Ma non posso non riconoscere che una simile mentalità possa generare un più alto indotto turistico e finanziario, valorizzando anche e persino le pietre. Magari le pietre no (con tutto quello di cui disponiamo in Italia, non ne avremmo bisogno), ma imparare dagli amici d’oltremare come farci belli con i nostri gioielli non sarebbe una pessima idea.

L’autoritratto del genio toscano avrebbe bisogno di un’altra sistemazione. Ma io non sono uno storico dell’arte, né tantomeno un dirigente museale. Se è conservato in Biblioteca sono certo esistano eccellenti ragioni che, tuttavia, non conosco.”

Cesare Vercelli