Il ''Filippo II'' di Macrino d'Alba non tornerà a Torino, battuti all'asta i musei torinesi

di VINCENZO LO IACONO
pubblicato il 04/12/2019


I musei torinesi, in corsa per l’acquisto della tavola a olio rinascimentale raffigurante Filippo II di Savoia, opera di Macrino d’Alba, sono usciti a bocca asciutta dall’asta di Christie’s avvenuta ieri. Il dipinto del “Senza Terra”, venduto per 460.000 sterline, non tornerà quindi a Torino (era stato esposto, per un periodo, nel Palazzo della Regione).

Le offerte hanno rapidamente superato la base d’asta, fissata a 120.000 sterline, fino a raggiungere la cifra di 460.000 sterline (pari a 542.800 euro): una cifra troppo onerosa per i poli museali torinesi, che, infatti, si sono ritirati. A contendersi da parte sabauda il dipinto la Fondazione Torino Musei, che lo avrebbe destinato a Palazzo Madama, il Polo Reale, che aveva ipotizzato una sistemazione nella Galleria Sabauda, e infine il privato Museo Accorsi-Ometto, che proprio ieri festeggiava il ventennale dell’apertura.

A risultare sconfitti, tuttavia, non sono i singoli musei o la cittadinanza. È un modello. Quel modello culturale e amministrativo tanto caro a Torino e provincia fondato sull’incapacità di fare rete, e dunque, in certe occasioni, fronte comune e portafoglio comune. Battagliare in solitudine contro investitori stranieri dalle risorse finanziarie infinitamente superiori è, ad oggi, impensabile per larga parte dei poli di cultura italiani.

Le difficoltà di partnership esistono. A partire dal far lavorare congiuntamente enti nazionali (come i Musei Reali), civici (Torino Musei) e realtà private. E i calvari burocratici nostrani certo non aiutano. Ma fare rete avrebbe meglio aiutato i dirigenti dei tre poli in corsa nel raggiungimento degli obiettivi prefissati. Magari esponendo a turno. Ma concedendo alla cittadinanza e all’intero comparto museale piemontese qualcosa in più. Senza costringerci ad assistere all’ennesimo smacco.