Dal quadrante in alto a sinistra in senso orario: Annuciazione, Santa Caterina, La partenza per la caccia, Veduta dell'interno della Cappella di Sant'Uberto

I consigli del Caffè: i dipinti di novembre

di MANUELA MAROCCO
pubblicato il 29/11/2019


Tra i più notevoli limiti del comparto culturale torinese vi è la cronica inefficienza nello sponsorizzare e “vendere” al pubblico il nostro patrimonio culturale. Che, come spesso accade, neanche i torinesi conoscono doverosamente. Per questo, la redazione del Caffè ha scelto di presentare sui propri canali social, ogni venerdì, un differente dipinto custodito tra Torino e dintorni, in uno dei tanti poli museali che la Città e la Regione possono vantare. Nella speranza che i nostri consigli possano contribuire a stuzzicare più di qualcheduno a recarsi in visita ai musei locali, ecco i nostri “preferiti” di novembre, che abbiamo reputato meritevoli di attenzione.

Nella Marchesini Malvano, Annunciazione, 1925-30, olio su carta applicata su tavola, GAM Torino – Un'Annunciazione "contemporanea" per restare in tema con la città di Torino che in questa giorni è accesa dalla settimana dell'arte contemporanea. Nel dipinto allegorico a sinistra è posta la figura del padre, intento a leggere e vestito di scuro, a destra la figura alata con la mano alzata, probabilmente un autoritratto figurato dell'artista che sembra mostrarsi davanti lo studio del padre. Un dipinto con un disegno preparatorio alle spalle, fermo e deciso, -come si nota nello sfondo rigoroso ed essenziale- per rappresentare nella maniera più nuda il riflesso dell'artista.

Dipinto attribuito a Giovanni Ricca, Santa Caterina d'Alessandria, prima metà del XVII secolo, olio su tela, Palazzo Madama, Torino – Questo naturalistico dipinto raffigurante Santa Caterina d'Alessandria, ha avuto un'incerta attribuzione fino a che lo storico dell'arte Giuseppe Porzio ha confermato definitivamente la sua assegnazione all'artista napoletano Giovanni Ricca, della cerchia di J. De Ribera a Napoli (primo seicento). Il forte cromatismo e l'intensità che traspare dai gesti e dallo sguardo della santa, immettono lo spettatore nel dipinto, rendendolo partecipe di quella eleganza, classica ed allo stesso tempo misurata, della figura e del suo fondo scuro.

Giovanni Battista Bagnasacco e Giovanni Comandù, Veduta dell'interno della Cappella di Sant'Uberto a Venaria, 1798, olio su tela, Reggia di Venaria (Sala 41, Anticamera dei Paggi) – Il dipinto, eseguito da due pittori della corte sabauda di fine XVIII secolo, rappresenta l'interno della Cappella di Sant'Uberto, chiesa annessa alla Reggia di Venaria Reale dall'architetto Filippo Juvarra al tempo di re Vittorio Amedeo II; una reale veduta della chiesa "ripresa" dall'ingresso e rappresentante il lato dominante con il suo vistoso altare barocco; una scena architettonicamente statica ma movimentata dalle piccole figure sparse in basso, divise in gruppi intenti in diverse attività: dame e bambini in preghiera, messaggeri di corte e cacciatori. Il tutto riproduce un intenso ritratto, quasi fotografico, della vita di corte in una delle più prestigiose residenze sabaude.

Vittorio Amedeo Cignaroli, La partenza per la Caccia, 1771-77, olio su tela, Palazzina di Caccia di Stupinigi, Sala degli Scudieri – Tra il 1771 e il 1777 Cignaroli, pittore della corte sabauda dal 1749, realizza la serie delle Cacce per la Palazzina di Stupinigi, collocate nella Camera degli Scudieri: le tredici “Vedute di caccia” ad olio su tela documentano tutte le fasi della caccia al cervo settecentesca, e mostrano la volontà del pittore di creare un’unica grande narrazione. In questo dipinto "La partenza per la Caccia", il Cignaroli sfodera tutto il suo carattere pittoresco nella resa naturalistica e vivace dell’ambientazione; si presenta come una tela sviluppata su più piani e stilisticamente predisposta al realismo –si notino i diversi spunti realistici presenti nel dipinto, quali la perfetta resa pittorica di come era realmente la palazzina sul fondo o il viale dei pini in fila facenti da galleria all’aperto per il passaggio della corte. L’opera è quindi una grande parata, un grande corteo con numerosissime figure: tra queste si riconoscono i membri della corte abbigliati con vesti sgargianti e vivaci sui loro cavalli, i valets di color indaco, il branco di cani e altri nobili a ridosso della cornice del dipinto che guardano curiosi la scena mentre indicano alcuni personaggi a cavallo.