Due atti di dissenso

di REDAZIONE
pubblicato il 27/11/2019


Trent'anni fa cadeva il muro di Berlino e crollavano le società comuniste dell'Europa dell'Est. Anche la Cecoslovacchia portava finalmente al potere uno dei suoi dissidenti più famosi, lo scrittore Václav Havel. Ma cos'era veramente la dissidenza in quelle società "normalizzate" dal comunismo? Una conquista molto difficile che doveva superare tutti i compromessi e le ipocrisie di un sistema di potere corruttore delle coscienze.

Due atti unici, uno stesso tema: il dissidente prima della Rivoluzione di Velluto, il mondo che lo circonda. Due atti unici, due autori pericolosi per il regime: Havel e Kohout, grandi drammaturghi che con questo lavoro avrebbero voluto cominciare una collaborazione, spezzata dall'incarcerazione del primo e dall'espulsione del secondo.

Mercoledì 27 novembre, presso il Polo del '900, Sala '900 (via del Carmine – Torino), ore 21, l’Istituto Salvemini e Doppeltraum Teatro portano in scena due atti unici teatrali: La firma di Václav Havel e L’attestato di Pavel Kohout. L’evento, a ingresso libero, è organizzato nell'ambito del progetto integrato Polo del '900 "Berlino '89: muri di ieri, muri di oggi" coordinato dall'Istituto Salvemini. La regia è affidata a Chiara Bosco e Federico Palumeri.

Non c’è più Praga, la sua Primavera, bensì un grigiore diffuso, uno smarrimento morale e culturale di struggente attualità: un mondo di compromessi, di sottili perfidie della sorte, un muro di gomma che assorbe qualsiasi tentativo di resistenza culturale e che quasi schernisce l’agire di chi, nonostante le repressioni, racconta una storia diversa.

Due ritratti del dissenso che ci restituiscono una società intimorita e "normalizzata", che rifiuta i dissidenti poiché ne avverte la distanza morale che li separa da coloro che alla scelta hanno preferito il compromesso. Due atti che ci interrogano sul ruolo dell'artista e dell'intellettuale, sulle sue responsabilità civili di fronte alle ingiustizie.