Viva la Vida: Frida tra femminismo e libertà al trentasettesimo Torino Film Festival

di REDAZIONE
pubblicato il 25/11/2019


Sky Arte e Nexo Digital ormai ci hanno abituati a produzioni sull’arte di pregevole qualità, che escono solo tre giorni nelle sale perché, in realtà, destinate alla programmazione televisiva. L’ultima in ordine cronologico, in coproduzione con Ballandi Arts, è Frida. Viva la Vida, presentato in anteprima al 37° Torino Film Festival – Sezione Festa Mobile, e nelle sale ancora fino al 27 novembre.

Il docu-film è diretto da Giovanni Troilo, e più che una narrazione biografica si qualifica come un viaggio. Attraverso le opere, sì. Ma anche tra le fotografie, i vestiti, i luoghi (Casa Azul a Coyoacán – casa di Frida ora museo tra i più visitati al mondo – l’Anahuacalli di Diego Rivera, Teotihuacan, la città precolombiana del mesoamerica nella valle del Messico e la città matriarcale di Tehuantepec, i cui costumi delle donne hanno affascinato e ispirato da sempre l’essere in abiti di Frida) e gli oggetti personali.

Come scritto da taxidrivers.it, “Il merito che va riconosciuto a Frida - Viva la vida è di riuscire a mantenere una giusta distanza dal mito che Frida Khalo incarna, riempiendoci di quello che ci ha lasciato nella composizione di un mondo interiore esplorato nella sua arte e negli oggetti del suo vissuto”.

Da una parte l’icona, simbolo del femminismo contemporaneo, dall’altra l’artista libera oltre la propria sessualità e nonostante le costrizioni di un corpo martoriato. Kahlo è diventata un modello di riferimento capace di influenzare artisti, musicisti, stilisti. La sua importanza ha superato perfino la sua grandezza grazie all’intensità e la determinazione con cui ha affrontato una vita segnata dalla sofferenza. Asia Argento conduce lo spettatore alla scoperta dei due volti della pittrice, seguendo un fil rouge costituito dalle sue stesse parole attinte da lettere, diari e confessioni private.