Alberto Barbera sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia 2017

Parla Barbera, ex direttore del TFF: ''Al cinema torinese servono coraggio, volontà e visione''

di REDAZIONE
pubblicato il 26/11/2019


Intervistato da Francesca Angeleri per il Corriere della Sera, Alberto Barbera, ex direttore del Torino Film Festival attualmente in forze alla Mostra del Cinema di Venezia (non solo gli eventi lasciano Torino), ha parlato del TFF di ieri e di oggi, del neopresidente Enzo Ghigo, tracciando una panoramica dell’attuale condizione del comparto cinematografico torinese.

«Il Torino Film Festival è stato l’occasione di realizzare il mio sogno: vivere di cinema. È stato un periodo straordinario. Non esistono scuole per fare questo mestiere. Ho imparato avendo il privilegio di lavorare con tre amici — Gianni Rondolino, Steve Della Casa e Roberto Turigliatto — in totale libertà e costruendo qualcosa d’importante per la città. Erano tutti dalla nostra parte. Sono grato a Torino perché mi ha dato tanto e spero di averle anche io restituito qualcosa […] La fiducia in noi era assoluta. I finanziatori non hanno mai interferito. Non ci sono stati problemi neppure quando gli orientamenti politici delle istituzioni non convergevano. Il pubblico affollava le sale anche di fronte a film di autori sconosciuti. La critica ci adorava. Il rapporto con la città era idilliaco. Non sto edulcorando né dipingendo di rosa quei fatti. Era proprio così».

Ma, secondo l’ex direttore, i risultati positivi di allora non andrebbero attribuiti esclusivamente al “portafoglio pieno”, al denaro sonante, pur rappresentando una importante componente del successo: «Senza capacità economica non si realizza nulla di bello. Allora la città cercava una nuova identità che la traghettasse oltre la crisi della Fiat che stava diventando chiara. C’era bisogno di uno sforzo immaginativo. Tutti erano chiamati a dare il loro apporto. E tutti lo diedero, più o meno spontaneamente».

Condizioni difficilmente paragonabili a quelle attuali, che hanno risentito della crisi così come di anni di politiche culturali discutibili: «Il clima culturale è carico di diffidenza. Non c’è coesione politica e in tutto il Paese si sprecano balletti indecorosi. Riduzioni di budget progressive, seppure piccole, danno risultati importanti. Il “non ci sono più soldi tiriamo la cinghia” non porta da nessuna parte. Non si può finanziare tutto, però quando s’identifica un progetto e ci si crede, allora bisogna sostenerlo. Ci vogliono coraggio, volontà e visione. Non si può vivere solo di lustri passati».

Di Enzo Ghigo, recentemente nominato presidente del MNC in sostituzione di Sergio Toffetti, Barbera ha “grandissima stima”, ricordando come quando era presidente della Regione lavorarono molto bene, e ribadendo la convinzione che Ghigo possa essere un ottimo amministratore per il Museo nonostante non abbia delle specifiche competenze in fatto di cinema.

Parole anche per descrivere la “crisi” che la cinematografia nazionale – e torinese (capitolo che noi del Caffèavevamo affrontato con Davide Ferrario, altro volto del cinema sabaudo) starebbe vivendo in questi tempi: «Il cinema non è affatto in crisi. Lo sono le categorie critiche con cui lo si giudica. Negli ultimi anni ci sono stati molti investimenti: dal digitale allo streaming stiamo assistendo a cose straordinarie. Sono opportunità che vanno colte, altrimenti si perde il treno. Un progetto come il Torino Film Lab è assai significativo e chi ne parla male non ha capito niente. Nel mondo è molto apprezzato. I giovani vincono premi, fanno carriera, sono il futuro. Il Venezia Biennale College Cinema ricalca quel modello. Tutto evolve, compresa la filiera del cinema».