Luci d'Artista o fuochi fatui? Disperderle ne vìola il significato artistico

di ILARIA CERINO
pubblicato il 19/11/2019


Ne avevamo già parlato un anno fa, ma dalle parti di Palazzo Civico ci offrono sempre ghiotte occasioni per cui scrivere. Anche quest’anno, per la ventiduesima edizione, le Luci d’Artista sono state disperse tra i diversi angoli della città. In barba al motivo per il quale, due decenni fa, furono concepite: costituire un vero e proprio itinerario a rete di arte contemporanea tra le vie del centro storico. Un itinerario con una propria organicità, quasi fosse un percorso museale.

Certo, i tragicomici abbagli del 2018 – quando si pensò di diffondere tra i quartieri le Luci d’Artista rimpiazzandole, in Via Roma e in altre location del centro, con normalissime luminarie da centro commerciale – li abbiamo scampati. Quest’anno in Via Roma troveremo le luminarie “griffate”.

Ma non si tratta di una ragione sufficiente per sostenere la capillarizzazione delle varie opere d’arte tra i quartieri della città. Lo scrivevamo a suo tempo, ma pare che ribadirlo sia necessario: innanzitutto, nessuno viene a Torino per visitare Barriera di Milano o San Paolo per la presenza di qualche sparuta luminaria d’artista. Le luci adempiono assai meglio al loro scopo (la valorizzazione del patrimonio barocco di vie e piazze del centro) se il turista ha occasione di vederle. E, in barba a certi benpensanti, il turista in trasferta sabauda gira per le vie del centro, non per quelle di Vallette. Per i quartieri più periferici sono sufficienti luminarie ordinarie.

In secondo luogo, sarebbe stato opportuno considerare le luci per ciò che sono: ovvero creazioni d’artista. E trattandole dunque con il rispetto dovuto a un’opera d’arte.

Infine, le luci diffuse rispondono a una precisa volontà politica: vendere l’immagine di un’amministrazione che avvicina centro e periferia, che non trascura gli abitanti dei margini comunali, e impegnata nei progetti di riqualificazione urbana. È assolutamente vero: la riqualificazione delle periferie (non necessariamente “geografiche”) passa anche dall’arte e dalla cultura. Ma occorrono progetti mirati, come AURORArt. Non la benevola concessione di un paio di luminarie condite da qualche parola d’attenzione. Per rilanciare i quartieri in preda al degrado serve ben altro.