CioccolaTò in via Roma e il (mancato) rispetto verso i beni culturali

di REDAZIONE
pubblicato il 16/11/2019


Riceviamo, e pubblichiamo, l'opinione di un lettore relativo alla disposizione degli stand di CioccolaTò 2019.

“Non so se francamente certi torinesi scelgano consapevolmente di rendersi ciechi di fronte alla gestione degli eventi. Cioccolatò in Via Roma ne è la prova: ma tentare di far guardare le cose a un torinese da diverse prospettive, si rischiano indispettite reazioni e accuse di massa di essere l’eterno bastian contrario. Non si tratta di rinunciare agli eventi, come taluni accusano. Semplicemente certi cittadini lievemente più attenti sostengono che l’evento possa svolgersi benissimo in decine di altre strade, altrettanto centrali: via Lagrange, via Carlo Alberto e mille altre (a cominciare dalle strade laterali di piazza CLN).

Via Roma è una strada monumentale con una sua prospettiva data dai portici. Ed è la via principale di Torino. La più monumentale di tutte. Le bancarelle rompono questa monumentalità. E chi è disposto a barattarla per un po' di cioccolato, semplicemente non merita l'eredità culturale ricevuta. Ed è da commiserare come dei bambini smaniosi che preferiscono il dolcetto a dei colonnati marmorei. Immaginate un turista che voglia cogliere l'abbraccio del colonnato del Bernini di piazza San Pietro, ed invece trova le colonne coperte da bancarelle! Ma avete idea?

A Roma, Firenze, Venezia c'è molta più attenzione su dove piazzare stand o bancarelle. Nelle vie e piazze monumentali non esiste che si vedano tende o copertoni in plastica. Avete mai visto i portici della veneziana piazza San Marco coperti da gazebo? È una questione di rispetto, per la città, per la sua architettura, per chi percorre centinaia/migliaia di chilometri per venire ad ammirarla. Come turista, già solo per portare a casa una cartolina del mio viaggio, voglio fotografare una strada nel suo splendore. Non posso portare a casa fotografie di tendoni di plastica bianca.

Ma di cosa parliamo? A Torino si è riusciti a costruire un ecomostro persino davanti al Duomo, il tristemente noto palazzaccio di piazza San Giovanni. Per non parlare di quello scatolone osceno in piazza Solferino. E potrei continuare sino a domani. Dinanzi a questi scempi, frutto della più abietta e spregiudicata speculazione edilizia, nessuno ha nulla da dire. Li si accetta come si fa con i dogmi di fede. Se si concede la costruzione persino di imperituri ecomostri in cemento armato, cosa volete che importi di passeggere bancarelle. A Torino, semplicemente, le soprintendenze deputate a vigilare sulla città non assolvono ad alcuna funzione. E si vede.”

 

Maurizio Agliati