Cari Ferrero e Carretto, scegliete da che parte stare

di VINCENZO LO IACONO
pubblicato il 08/11/2019


Servire le istituzioni e contemporaneamente accorrere in soccorso di chi del bene comune se ne bea come fosse un affare privato viola ogni legge della fisica politica. Ma non in Italia, dove la classe politica offre quotidianamente un’accademia di piroette visibili nemmeno al circo di Montecarlo. E non per Viviana Ferrero e Damiano Carretto, rispettivamente vicepresidente del consiglio comunale torinese e consigliere di maggioranza, che ieri si sono presentati al tavolo in Prefettura sul futuro della Cavallerizza in rappresentanza degli occupanti, in un terzetto che includeva l’ex vicesindaco Montanari.

Quanto a Montanari, le istituzioni a smesso di servirle (o di abusarne, a seconda del punto di vista) dopo l’indecoroso teatrino dell’assurdo del Salone dell’Auto. Forse in cerca di rivalsa contro la defenestrazione subita in quell’occasione. Ragion per cui che sia accorso in soccorso dei membri dell’Assemblea Cavallerizza 14:45 è legittimo. E l’etica istituzionale non la vìola in alcun modo.

Al contrario, Carretto e Ferrero non offrono certo un esempio di dignità politica. A far le veci del Comune c’era, al tavolo, Chiara Appendino. Ragione non sufficiente a giustificare una presa di posizione dei due consiglieri assai opinabile. Nessuno attacca i due rispetto alle loro personali convinzioni politiche: hanno diritto di pensare ciò che vogliono e si schierarsi con chi vogliono. Ma da privati cittadini.

Il fare politica con senno istituzionale ha poco a che spartire con il fare politica con senno partitico (o di piazza). Ma tenere il piede in due scarpe senza operare una chiara, e inattaccabile, scelta di campo è una forma di mancato rispetto verso la comunità cittadina tutta. La quale, fintanto che si è chiamati a servire – lavoro per il quale si è stipendiati dalla stessa comunità cittadina tutta – esige scelte e posizioni chiare nella scala delle priorità.

Nessuno nega il diritto a sostenere la causa degli occupanti della Cavallerizza. Ma, qualora rintracciassero residui di dignità politica, prima rassegnino le dimissioni. E ci rivolgeremo a loro come interlocutori. Fino ad allora resteranno dipendenti psicotici meritevoli di licenziamento.