Occupanti, la Cavallerizza non è cosa vostra

di REDAZIONE
pubblicato il 08/11/2019


“Pur dimostrando la buona volontà che abbiamo nel dialogare col Comune e con tutte le realtà cittadine che vorranno proporre attività e progetti per la Cavallerizza, ci opponiamo a firmare qualsiasi accordo se prima non si prima non si procederà con la delibera relativa al nuovo regolamento sui beni comuni e non verranno esplicitati i tempi di messa in sicurezza degli spazi”. Questo un estratto della nota diramata dall’Assemblea Cavallerizza 14:45 dopo l’incontro in prefettura di giovedì 7 novembre.

Per quanto il comunicato sia di per sé eloquente, è necessario far chiarezza su alcuni passaggi, ragione che mi spinge a condividere con voi, cari lettori, alcune riflessioni.

Non è chiaro a che titolo i membri dell’Assemblea Cavallerizza 14:45 si arroghino il diritto di (auto)proclamarsi interlocutori privilegiati del Comune. L’aver occupato lo stabile negli scorsi cinque anni non ne garantisce la proprietà. È possibile sostenere, come avvenuto, che gli occupanti si siano presi cura del bene Unesco. Bene, si tratta di un punto di vista. Si può rispondere che proprio negli ultimi cinque anni siano scoppiati tre incendi. E non si tratta di un’opinione, bensì di un fatto.

Non è chiaroa che titolo giuridico la Cavallerizza debba essere riassegnata agli occupanti. Fior di associazioni operanti in ambito culturale necessitano di spazi. E si trovano a fare i conti quotidianamente con tasse e infinite trafile burocratiche tra bandi, finanziamenti e progetti vari di cui farebbero volentieri a meno. Problematiche dal quale gli occupanti sono – e sono sempre stati – immuni. Per quale ragione dovrebbero esercitare un diritto di prelazione rispetto a soggetti che fanno cultura per lavoro?

Il timore degli occupanti di fronte a un accordo senza garanzie per il futuro dell’Assemblea (non per quello dell’edificio) è comprensibile. D’altronde, qualora fosse inaugurato un bando pubblico, associazioni ben più blasonate rischierebbero di soffiargli via ciò che per incrostata tradizione gli occupanti considerano un bene di loro proprietà.

Tramite una certa – nauseante – retorica gli occupanti hanno tentato di presentarsi come i “salvatori” del complesso settecentesco. Ma ora un piano per il futuro della Cavallerizza è stato studiato, e anche accettando la validità di una simile considerazione, sorge lecita una domanda: quale futuro tutela l’Assemblea 14:45? Quello dello stabile o – come appare più probabile – quello dei suoi membri?

L’ipocrisia che trasuda il comunicato ha dell’aberrante. Si parla di altre realtà cittadine che abbiano progettualità a lungo termine per gli spazi. Ma alla condizione che ci si sieda allo stesso tavolo. Ovvero: “noi siamo i primi interlocutori del Comune (nonché depositari della verità assoluta e incontestabile) e voi, realtà cittadine che avete la colpa di non aver fatto vostro un bene pubblico, se avete progetti per il destino dell’edificio – magari anche migliori dei nostri – dovete comunque passare da noi e dal nostro giudizio”.