''Potevo farlo anche io'': il torinese che esce da Artissima sentendosi Vittorio Sgarbi

di REDAZIONE
pubblicato il 01/11/2019


Riportiamo, in occasione dell’atteso ritorno di Artissima all’Oval Lingotto, parte di un articolo apparso sul sito web “Le Millemila cose da fare a Torino”, firmato da Irene Perino. Classe 1985, è una giornalista e guida turistica, laureata in storia dell’arte e con un master in digital marketing, che si definisce “innamorata della sua città”. Il pezzo è apparso sul sito web nel lontano 2012, ma non per questo oggi meno attuale o meno condivisibile.

“Novembre: il mese del calendario torinese in cui, in soli trenta giorni, ci sono talmente tanti eventi artistici che per vederli tutti servirebbero anche i trentuno giorni di dicembre! Arrivati al mese XI del calendario infatti, chissà per quale caspita di motivo, Torino è invasa da una sfilza di eventi, concerti, cene, live performances e chi più ne ha più ne metta.

In principio fu il superlativo dell’arte: Sua contemporaneità Artissima. Principale fiera di arte contemporanea in Italia dal 1994, ogni anno attira in città più di 200 gallerie da tutto il mondo [280 quest’anno, a conferma della crescita internazionale di cui ha goduto la kermesse, ndr]ed è l’occasione migliore che ha il torinese per cercare di avvicinarsi all’arte, universo che per tanti anni gli è stato nascosto.

E mentre in città [...] hanno inizio Paratissima e The Others, le gallerie d’arte torinesi – che non vogliono essere da meno – organizzano eventi, inaugurazioni e conferenze stampe. [...] Il torinese, digiuno di arte da Gennaio ad Ottobre, a partire da Ognissanti si trasforma in Sgarbi. E così, coi capelli arruffati, gli occhiali da vista rigorosamente finti e la pashmina al collo, si getta a capofitto nel mondo dell’Arte Contemporanea. Circondato da donne in pelliccia e V.I.P. da ogni parte d’Italia, il torinese di NovembreGianduia mi fulmini!diventa bohemienne.

Ed eccolo lì, elegante ed intellettuale, con il suo giornale in una mano e la macchina fotografica nell’altra che si interessa alle opere che lo circondano, cercando, strizzando gli occhi, di capirne il significato. Ma, come ogni novembre, uscirà da lì pensando: potevo farlo anche io. Intanto, dall’interno della fiera, una voce lo rimprovera: Capra! Capra! Capra!”