Museo del Cinema: Cirio, è una questione di responsabilità

di ILARIA CERINO
pubblicato il 16/10/2019


Il caso del Museo del Cinema potrebbe, nei prossimi tempi, rivelarsi capace di occupare le prime pagine culturali locali più di quanto non abbia già fatto nei passati tre anni. Da quando, per l’esattezza, si pose il veto sul nome di Alessandro Bianchi per la successione di Alberto Barbera. Il posto di direttore, a settembre, è stato assegnato dopo ripetuti tentativi andati a vuoto. E, congiunturalmente all’assegnazione, si è assistito alle dimissioni di Sergio Toffetti– in disaccordo con il comitato di gestione, composto da rappresentanti delle fondazioni bancarie, del Comune e delle partecipate comunali – dalla carica di presidente. La cui sede è dunque vacante.

Cirio, a cui per prassi istituzionale spetterebbe la nomina (il posto di direttore è andato al candidato sostenuto dal Comune, Domenico De Gaetano), ha annunciato l’intenzione di affidarsi a un nuovo bando pubblico. Si tratterebbe del primo caso nella storia delle presidenze del Museo Nazionale del Cinema: finora chiunque abbia rivestito la carica è stato nominato per via diretta dalla Regione.

Peccato che la presidenza del MNC si tratti di una carica puramente onorifica:      in buona sostanza, niente stipendio. E chi mai potrebbe rispondere a un bando pubblico, con il conseguente lavoro al progetto di candidatura e successivi colloqui, senza la promessa di un compenso? Di certo non le figure pienamente operative del settore cinematografico: registi, sceneggiatori e attori con la carriera avviata non avrebbero alcun motivo di destinare tempo e fatica a quello che è a tutti gli effetti un ginepraio legale.

Perché si tratterà pur di carica onorifica, ma gli oneri permangono. Nei rapporti con le altre istituzioni culturali, con il Comune, con la Regione, con il Ministero dei Beni Culturali; nella ratifica dei bilanci finanziari; nella cura dell’immagine mediatica dell’ente. Il tutto nell’ombra di sempre possibili beghe giudiziarie.

Ora, assodata la parziale inutilità del bando pubblico, restano da decriptare le intenzioni di Cirio. Il quale, va detto, si vede costretto a destreggiarsi in una ragnatela. Il profilo da ricercare dovrebbe da un lato vantare esperienza amministrativa in seno alle istituzioni (politiche o culturali), per sopperire al curriculum di De Gaetano (di cui nessuno mette in discussione la qualità della progettualità artistica a lungo termine, ma che non è forte di un nutrito corpo di esperienze puramente amministrativo-burocratiche). E dall’altro dovrebbe possedere vision e contatti internazionali, per uscire dalla dimensione tutta casa e bottega tipica di un certo mondo culturale sabaudo.

Ma chi nutre competenze ed esperienze internazionali è molto probabilmente già presidente da qualche altra parte, magari in città che ne valorizzino il talento: i manager culturali di valore sono pochi. E, dunque, hanno il monopolio del mercato. Se hanno qualità da vendere, fanno le valigie diretti al polo culturale con più orizzonti e capace di pagarli di più. Come accadde poco più di un anno fa a Cristian Valsecchi. Dirigente della Fondazione Torino Musei, che dovendo barcamenarsi tra sempreverdi vincoli comunali pensò bene di dimettersi e trasferirsi alla Fondazione Prada. Dall’ombra della Mole a quella del Duomo meneghino, neanche a dirlo.

Quello del Museo del Cinema è uno di quei casi in cui pochi sognerebbero il posto con gli annessi doveri della presidenza regionale. Ma, in conclusione, se il futuro presidente si rivelasse capace di ottenere risultati apprezzabili, potrebbe rappresentare un’opportunità per Cirio. Dopo tre anni di bandi, siamo punto e a capo: ne imbarchiamo uno per perderne un secondo. Se il trend è questo, Cirio faccia un’assunzione di responsabilità e investa di suo pugno su un nome. Silurando una tantum il macchinoso carrozzone della bandistica pubblica, e nominando rapidamente (ma non frettolosamente) un presidente di caratura – realmente – internazionale.

Potrà dover affrontare il pressing mediatico e le accuse delle forze politiche d’opposizione. Ma Cirio è uomo che bada al sodo, e non è difficile reputarlo in grado di far fronte agli attacchi dell’altra sponda della barricata. Orientarsi su un nome senza garanzie sarà anche periglioso, ma è una questione di responsabilità: una componente cospicua del mestiere di governatore. Che viene eletto proprio per operare certe scelte indelegabili.