E' Cioccolatò, paisà: addolcire le periferie e altri rimedi per conquistare consenso

di ILARIA CERINO
pubblicato il 10/10/2019


A Torino siamo così. Non è che le cose non le capiamo. È che le capiamo con quei regolari tre o quattro anni di ritardo, in ossequiosa riverenza a quella sabaudity che tutto rallenta e tutto assopisce. Così i governanti all'ombra della Mole, non paghi di due anni di gestione sostanzialmente fallimentare del progetto Luci d'Artista, hanno ben pensato di ripescare il leitmotiv del decentramento dell'offerta verso le periferie in occasione del venturo Cioccolatò.

Così la manifestazione ospitata da Torino dall'8 al 17 novembre coinvolgerà anche i più remoti anfratti dal centro storico a Barriera di Milano, proponendo attività pensate per coinvolgere la cittadinanza dei quartieri più distanti dalla Torino da bene. Come abbiamo fatto a non pensarci prima: per riqualificare le periferie era sufficiente un po' di cioccolato e qualche tour tra i bar. Stolti noi nel ritenere che gli investimenti in sicurezza pubblica e decoro urbano fossero le priorità. Il solco nel quale si inserisce complessivamente il progetto è quello già tracciato, come detto, dalla rimodulazione di Luci d'Artista. Gli anni scorsi (e probabilmente anche per il Natale che verrà) si trattava di sciorinare tra le vie di Torino Nord qualche insegna d'Artista luminescente, salvo poi riempire il centro storico con luminarie ordinarie; stavolta si tenta di addolcire il cuore dell'ormai ex elettorato di riferimento (che nel frattempo si è gettato tra le braccia della Lega, come diversi esiti elettorali nei collegi oltre la Dora hanno dimostrato) con gianduiotti e degustazioni. Et voilà: basta un poco di zucchero e la politica va giù, tutti ti voteran di più.

Ambizioni elettorali a parte, vi è un altro motivo per cui il progetto di Cioccolatò oltre le strade del centro si rivela aprioristicamente fallimentare. Di prospettive internazionali la fiera non ne ha (o, se le ha, non c'è seguito concreto). Al posto che lavorare per fare di Cioccolatò un polo di valenza turistica d'una certa rilevanza, si opta per costruire tanti progetti singolarmente superflui, diluiti al punto di perdere ogni possibile attrattività. Il Salone del Libro con il Salone OFF coinvolge tante realtà cittadine oltre il Lingotto Fiere. Ma il Salone può permetterselo, facendo leva su un'ossatura più solida di quella della kermesse cioccolatiera (i numeri registrati alla biglietteria del Lingotto non sono lontanamente paragonabili) e una nomea di prestigio internazionale.

L'impressione che a Torino, in fatto di cioccolato e dintorni enogastronomici, siamo rimasti fossilizzati e impantanati in una melmosa concezione provinciale dell'appuntamento turistico: costruendo tante piccole fiere di quartiere in luogo di un agglomerato di statura quantomeno europea. Che si dimostri capace di convogliare flussi turistici di pari portata a quelli innescati dal Salone del Libro (o quantomeno poco inferiori) e di valorizzare la superba tradizione cioccolatiera piemontesee torinese. Un format di respiro internazionale. Perché ci si può far belli di fior di eccellenze, ma senza una adeguata vetrina mediatica che le infioretti a dovere resteranno - e resteremo - pur sempre alla dimensione del paisà.