Lo Stato taglia ancora al Regio. Ma degli 8,5 milioni promessi non c'è traccia

di GIUSEPPE RIPANO
pubblicato il 08/10/2019


I contributi del FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) rappresentano ogni anno un’incognita più grande per il futuro finanziario – conseguentemente artistico – delle Fondazioni lirico-sinfoniche. Interpretare i criteri aleatori con i quali vengono determinate le erogazioni per ciascuna delle realtà musicali del Paese è una sfida di prim’ordine per i sovrintendenti dei poli della lirica nostrana. Specie perché non si tratta di contributi “straordinari”, ma di primaria importanza per i bilanci teatrali e per lo sviluppo di una programmazione artistica di qualità. Sforbiciate da un milione di euro, come quella che ha recentemente colpito il Regio, influiscono (al ribasso) tanto sulla progettualità a lungo termine quanto sulle dinamiche finanziarie quotidiane, come la retribuzione dei dipendenti. Per una Fondazione che vanta debiti per cinque milioni di euro – o almeno così parrebbe, Schwarz ha recentemente parlato di un ammontare maggiore – il taglio ministeriale 2019 rappresenta il 20% di coperture del debito. Non spiccioli.

Intervento che fa seguito a un precedente ancor più invasivo. Nel 2018 la riduzione fu di 1,7 milioni, quasi interamente dovuta alla scarsa produttività dell’ente lirico. Quest’anno il Regio è stato premiato per la capacità di reperire risorse (+696.000 euro) e di invertire il trend di produttività (+228.000 euro). Ma viene castigata, d’altra parte, la “cura” Graziosi, che aveva portato a un incremento quantitativo degli spettacoli a discapito – come avevamo fatto notare – della media qualitativa. Risultato: 1,8 milioni in meno, per una riduzione complessiva di quasi un milione. E per un totale di 2,6 milioni tagliati in soli due anni, che hanno portato l’ammontare complessivo degli stanziamenti FUS a 11,2 milioni circa, dai 13,8 del 2017.

A mitigare la batosta finanziaria intervengono altri fondi statali, incrementati invece di circa 700.000, utili a ridurre le perdite a circa 200.000 euro. Fondi indubbiamente più contenuti e diluibili nelle voci generali di bilancio, ma comunque ingenti per un teatro chiamato a risollevarsi dopo un quinquennio (la revisione delle contribuzioni governative non è storia degli ultimi tempi: già nel 2014 Fassino mediava tra l’ex sovrintendente Vergnano e il ministro ai beni culturali Franceschini, e nel 2016 lo stesso Vergnano denunciava le ombre incombenti sul teatro causa mancata ricezione del contributo comunale) che definire travagliato è dir poco.

A complicare le prime battute di Schwarz al Regio anche l’incognita che grava sulla promessa di 8,5 milioni fatta dall’allora ministro del governo Lega-M5S Bonisoli per ristrutturare il teatro e meccanizzare il palco. Meccanizzazione che, quasi inutile ricordarlo, influenzerebbe positivamente sui risparmi complessivi annuali della Fondazione, garantendo un maggior grado di stabilità finanziaria. Schwarz deve aver bussato alle porte del ministero, ma nessuno deve aver risposto, quantomeno per ora. Dal neoministro Franceschini nessun accenno a una eventuale conferma dei fondi extra promessi ma mai stanziati con decreto attuativo dal predecessore.