Museo del Cinema nel caos, e Beatrice valuta le vie legali

di REDAZIONE
pubblicato il 25/09/2019


Pare che non sia stato sufficiente un anno e mezzo di pantomima in quel del Teatro Regio per far desistere la nomenclatura comunale di maggioranza dall’andarsi a impelagare in quello che ha tutte le caratteristiche per diventare il piano sequenza madre delle narrazioni della scena politica torinese dei prossimi mesi, alias dossier Museo del Cinema.

Con Toffetti ormai fuori l’ente museale si ritrova senza un presidente, ma il Comune può gioire per essere riuscito a piazzare alla direzione un profilo gradito. Quanto possa gioire ogni altro torinese non ci è dato saperlo, ed è sufficiente uno sguardo comparato ai curricula di De Gaetano e degli altri candidati alla presidenza per capire il perché. Questo lo sanno i torinesi, lo sappiamo noi cronisti, lo sa Luca Beatrice e non è difficile ipotizzare che lo sappiano anche in Comune.

Proprio Beatrice, che in base alle valutazioni matematiche assegnate per ogni requisito della candidatura risultava il più forte tra i candidati, non ci sta, e ora chiede l’accesso agli atti che hanno determinato la selezione di De Gaetano.

«L’avvocato chiede l’accesso agli atti e vedrà se ricorrere anche al Tar: potrebbero configurarsi irregolarità di procedura: con un certo margine di certezza – spiega Beatrice – in fatto di titoli io avevo un punteggio molto alto. Il bando chiedeva di aver gestito strutture complesse e io per otto anni ho firmato i bilanci del Circolo dei Lettori. Si chiedeva una comprovata esperienza nell’organizzazione di mostre: oltre al padiglione italiano di Venezia 2009 ce ne sono state tante altre nella mia carriera. Io sono su Wikipedia e De Gaetano no. E se cerchi con Google, beh, prova. Ma in questa vicenda non sono solo io chiamato in causa, lo è la città. La storia dei bandi è risibile. Se il Comune vuole nominare il direttore lo faccia, risparmieremmo tempo e soldi dei cittadini. Alla Gam non hanno nominato il direttore, a Palazzo Madama non fanno neanche il bando: volare basso è nelle corde di questa amministrazione. Io non ho mai fatto sconti ad Alfieri. Ma se penso a lui, a Coppola, a Leo, a Balmas...».

Beatrice è certo che la scelta sia stata politica: «Però. Anche Giovanni Ferrero aveva messo Fuchs a Rivoli, e Oliva, Bellini: ma si prendevano responsabilità. Invece è incredibile fare un bando farlocco e rinunciare a Toffetti che ha rimesso a posto il Museo, che ha competenza di cinema e “di macchina”, limpidissimo dal punto di vista istituzionale».

«So che il mio punteggio, prima del colloquio con la Key2People era più alto degli altri per titoli ed esperienze. Al colloquio mi hanno fatto dei test logico-matematici e di comprensione di linguaggio — prosegue il critico torinese —. Poi mi hanno chiesto di progettare un autogrill sulla base di alcune indicazioni. A un certo punto mi hanno detto che sarebbero passati 77 camion al giorno, ho detto: perché fare un autogrill con così poco passaggio? Nessuna domanda sui suoi progetti per il museo. E ne avrei, ad esempio toglierei le chaise-longue per avere più spazio. Ma non mi hanno chiesto nulla, hanno buttato soldi per colloqui come questo. Chissà, il nuovo presidente lo troveranno con Rousseau».