Se il Comune ammazza l'arte (e l'iniziativa privata)

di GIUSEPPE RIPANO
pubblicato il 23/09/2019


Non ci è dato conoscere i motivi per cui il Comune, in luogo delle rogne che frenano lo sviluppo economico e culturale cittadino, si perda in inezie dall’assai contenuto valore politico. L’ultimo caso di mancata identificazione delle priorità amministrative è rappresentato da quanto accaduto tra i vicoli della Contrada dei Guardinfanti, piccolo borgo compreso tra Via Barbaroux, Via Mercanti e Via San Tommaso.

La scorsa primavera i commercianti di quel piccolo mondo antico – spesso dimenticato, con ovvie conseguenze per le attività aperte – circondato dalle grandi vie del centro storico, in accordo con lo stesso Comune, lanciano un contest per dipingere le saracinesche dei locali commerciali. Alla chiamata rispondono gli studenti del Primo Liceo Artistico. Il risultato sono veri e propri affreschi urbani descrittivi delle attività commerciali coinvolte: una battaglia tra salsicce per il macellaio, un rappresentazione dell’arco alpino piemontese per la Goffreria, la divinità Pachamama per il negozio etnico di Mirella Grosso, varie spezie per l’erboristeria di Loredana Becuti (le ultime due sono state le più votate durante il contest).

Un’occasione di rilancio fintanto che il Comune, dopo aver avallato il progetto, per mano dell’assessore al commercio e al turismo Alberto Sacco si tira indietro. L’accusa? Le decorazioni rappresenterebbero un’insegna pubblicitaria. E vanno dunque tassate. Pena multe da 250 euro in su per titolare. Anche se di menù, nomi delle attività e altro genere di potenziali pubblicità non vi è traccia. Ma dopo le ripetute visite dei vigili, pur di non incappare in – salate – sanzioni, i commercianti hanno provveduto a ritinteggiare le serrande con i consueti verde e grigio.

Racconta Paola Bariani, presidente dei negozianti di via: “Per noi l’iniziativa era nata come un sogno. Spiace che il Comune, dopo averci spronato, non abbia avuto il coraggio di credere fino in fondo in questo progetto”.

L’indecorosa pantomima comunarda è soltanto l’ennesimo sintomo di un cancro che avviluppa l’intero Paese: l’incapacità di governi, amministrazioni e camere consiliari di pensare a se stessi come depositari dei mezzi legislativi utili a tutelare la libertà individuale. Rappresentando spesso e volentieri un vero e proprio ostacolo al sano sviluppo artistico, economico e sociale della comunità nazionale e di quelle locali. Trasformando la foga di malgoverno in perniciose ingerenze nella vita di chi, in questo tartassato paese dei balocchi, produce e li mantiene.